Rischio riti satanici dietro i furti delle ostie
L’investigatore Luca Umberto Venturini ricorda le morti di Rapalli e Bossi: Lunigiana territorio impervio che ben si presta alla pratica delle messe nere
VILLAFRANCA. I ripetuti furti sacrileghi compiuti di recente nelle chiese di Villafranca e Pontremoli, oltrechè nella vicina Massa, fanno pensare che dietro a tutto ciò non ci sia solo la mano di ladruncoli o sbandati alla ricerca di “merce” da piazzare per sbarcare il lunario.
I raid hanno fruttato, per così dire, ben poco in termini di valore economico (le pissidi rubate non erano certo d’oro), di contro arrecando danno morale e tanto sdegno ai credenti.
Ma come mai, nell’arco di poco tempo, i malviventi si sono accaniti a ripetizione contro i tabernacoli contenenti ostie consacrate? Luca Umberto Venturini, dirigente principale della Aisi (Accademia italiana studi investigativi), una delle cui sedi è nella vicina Viareggio, è certo che, coloro i quali si sono resi artefici dei raid sacrileghi, lo hanno fatto con scopi ben precisi.
«Non è sbagliato ritenere - esordisce il quotato investigatore - che qualcuno stia mettendo in atto una sorta di approvigionamento di materiali per messe nere, riti satanici e quant’altro».
Da rilevare che Venturini si è occupato a più riprese delle morti avvenute in Lunigiana di due uomini, poco più che 30enni, nel periodo di fine anni Novanta.
Il cadavere mummificato di Fabio Rapalli, 31enne di Costa Monfedele (Oltrepò Pavese), venne trovato il 7 settembre 1996 nei boschi di Montelungo, sopra Pontremoli. Accanto al corpo, un cappio, una candela e due accendini.
Il 24 novembre di due anni dopo, tocca al corpo di Roberto Bossi, 32 anni di Castelsangiovanni (Piacenza) a essere scoperto nello stesso bosco di Montelungo: secondo le prime risultanze, la morte venne causata ingerendo soda caustica.
E qui Venturini rincara la dose: «Il caso Rapalli è stato un po’ il vaso di Pandora per far capire che ovunque esistono sette che, con l’andare del tempo, si emancipano sulla scia di quelle americane. Le “Bestie di Satana”, tanto per fare esempi, sono il prodotto di anni di tentativi di evoluzione, per così dire, che per attuare i loro riti, non scelgono territori fissi, ma zone impervie, lontano dai paesi in cui vivono. A questo punto, tornando ai furti sacrileghi in Lunigiana, è ragionevole pensare che con questi atti venga attivato un movimento: perchè portano via pisside e ostie? Se interessasse solo il valore economico del calice, perchè non buttano via le particole consacrate? Forse perchè dietro a tali gesti esiste un gruppo esoterico in formazione o che si stia attivando per fare un salto di qualità. Oppure, infine, è possibile che le ostie vengano vendute, da terzi, a gruppi o singoli che si occupano di magia nera» conclude l’esperto investigatore Luca Umberto Venturini.
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