Sicurezza
L’inferno di Bucarest l’ultima missione di Telefono Azzurro
MASSA. Telefono Azzurro e la polizia penitenziaria del carcere di Massa insieme per i bambini e gli adolescenti delle fogne di Bucarest, in un viaggio tra dolore e emarginazione che partirà il 1...
MASSA. Telefono Azzurro e la polizia penitenziaria del carcere di Massa insieme per i bambini e gli adolescenti delle fogne di Bucarest, in un viaggio tra dolore e emarginazione che partirà il 1 giugno e durerà una settimana. Sono oltre 5000, nella capitale rumena, i bambini che vivono tra melma, sporcizia e topi nelle fognature, nei metanodotti e nei cunicoli sotterranei, dove dormono per sfruttare il calore delle tubature, e dove sono finiti perché orfani, abbandonati, vittime di violenze familiari, spesso neanche registrati all'anagrafe, né negli elenchi dell'assistenza sanitaria e scolastica. E' facile farli scomparire… dato che non sono mai esistiti. Il destino, per molti di loro, è l'elemosina, nella migliore delle ipotesi; le alternative invece sono la malavita, la prostituzione, la morte. Un'idea, quella di dar voce a questa realtà, che la sezione apuana di Telefono Azzurro ha ripreso da Miloud Oukili, un giovane clown franco-algerino arrivato a Bucarest nel 1992, che decise di diventare per questi giovani un fratello maggiore creando l’associazione Parada.
«Saranno proprio i componenti di Parada – ha detto la presidente di Telefono Azzurro di Massa-Carrara – a traghettare le anime dei volontari della missione negli inferi delle fogne di Bucarest e a far conoscere loro questa realtà che ancor oggi appare irreale agli occhi del mondo». La missione, oltre al patrocinio del Dipartimento del Ministero della Giustizia, che ha messo a disposizione un furgone a 19 posti, ha ottenuto quello della Provincia .
Scopo della missione sarà anche quello di sensibilizzare l'opinione pubblica locale e nazionale sui contenuti della convenzione Onu sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza, oltre che portare aiuti concreti ai bambini di Bucarest, ma anche a quelli malati dell'ospedale Victor Babet di Timisoara e dell'istituto di Brasov.
Margherita Mazzarella
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