Il Tirreno

LA STORIA

«E ora rivoglio il mio bambino»

L’odissea di un padre separato, licenziato e poi riassunto dal giudice

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MASSA. Luca ha quasi quarant’anni, una storia d’amore alle spalle e un bambino, suo figlio, che vorrebbe vedere di più. Ed è questo il cruccio quel quarantenne, visto che i rapporti con la famiglia dell’ex compagna non sono buoni. Luca quel bambino dovrebbe vederlo tre volte alla settimana, ma spesso è costretto a chiamare la questura perché non vogliono darglielo: «Dicono che è malato e mi cacciano via», spiega. Un infermo, anche perché lui non può fare la voce grossa perché a rimetterci sarebbe il minore.

Il papà è stato anche denunciato dalla sua compagna per sottrazione di minore, ha subìto un processo ed è stato assolto. Da allora però sono entrati in azione i servizi sociali. E il quarantenne critica la gestione del suo caso. Luca finisce in un limbo e comincia a credere che tutti ce l’abbiano con lui: «Mi hanno descritto come un tossicodipendente, una persona violenta - dice -. E per questo motivo ho perso il mio posto di lavoro». Licenziamento ingiusto secondo lui, lo impugna e vince la causa: dovrà essere riassunto e soprattutto il suo datore di lavoro dovrà dargli i soldi arretrati. Ora chiede di vincere un’altra battaglia: la più importante. «L’affido deve essere condiviso - conclude. Mio figlio deve poter stare sia con il padre sia con la madre. Lo dicono anche gli psicologi, non vedo perché mi deve essere tolta questa gioia. Al mio bimbo l’ho detto: lotterò per lui fino alla fine e vincerò anche questa battaglia».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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