Sicurezza
Disservizio rifiuti urbani ad Aulla disertata la raccolta differenziata
Il porta-a-porta calato del 20%. Contenitori stracolmi in città e passaggi a singhiozzo nelle frazioni anche dopo il cambio dall’Aimeri alla associazione di imprese Arca Pisa-San Germano Torino
AULLA. C'è ancora qualche criticità per quanto concerne il servizio di raccolta differenziata comprensoriale, gestito dall'Unione dei Comuni. Infatti, nonostante il fatto che l'Aimeri non sia più la ditta che svolge materialmente il servizio per conto dell'Unione, da fine dicembre, le problematiche non mancano anche con chi è subentrato, ovvero l'associazione temporanea di imprese costituita dalla società cooperativa Arca di Cascina di Pisa e dalla società a responsabilità limitata San Germano di Pianezza di Torino.
Non è raro imbattersi in cassonetti stracolmi di immondizia, e si ha notizia di frazioni in cui il servizio non viene effettuato per giorni. Niente di paragonabile, però, alla vera e propria emergenza che ha attanagliato la Lunigiana nelle ultime settimane targate Aimeri. Il problema semmai è un altro ed è lo strascico più pesante che i gravi disservizi dell'Aimeri hanno creato: molta gente non fa più la raccolta differenziata. Lo si evince in base a quanto afferma l'assessore all'ambiente, Giovanni Schianchi, che fornisce un dato che deve fare preoccupare: «Nei mesi di ottobre, novembre e dicembre, i più difficili dell'emergenza rifiuti provocata dall'Aimeri, c'è stato un calo del 20% della raccolta differenziata nel Comune di Aulla. Tutto questo mette a repentaglio il “porta a porta”, quindi la situazione deve tornare a filare come si deve».
Per fare capire la gravità della situazione, basti pensare che quando il “porta a porta” venne introdotto nel Comune di Aulla, la percentuale media si era attestata a oltre il 60%: parliamo dei tempi in cui il servizio veniva svolto dalla Manutencoop. E a promettere un'opera di sensibilizzazione per fare tornare la raccolta differenziata al centro delle abitudini delle persone è il sindaco di Licciana Nardi, Enzo Manenti, che ha la delega ai rifiuti nell'Unione dei Comuni. Ricordiamo che pochi giorni prima dello scorso Natale, il presidente dell’Unione, Cesare Leri, circondato da sindaci e rappresentanti dei Comuni lunigianesi presso la sede aullese dell’Ente, annunciò ufficialmente la risoluzione consensuale del contratto fra la ditta Aimeri e l’Unione. Dallo scorso 29 dicembre, quindi, l’Aimeri non è più l’impresa incaricata di portare avanti la raccolta dei rifiuti per conto dell’Unione dei Comuni.
A subentrarle, dopo la gara d’appalto, è stata una associazione temporanea di imprese costituita dalla società cooperativa Arca di Cascina di Pisa e dalla srl San Germano di Pianezza di Torino. Però, a dimostrazione che non c’è pace quando si parla di rifiuti, a fine dicembre decine di ex lavoratori Aimeri si ritrovarono di fronte alla sede aullese dell’Unione per fare sentire la loro voce. Agli operai non andava bene che una parte di loro venisse subappaltata a una terza società, la cooperativa Maris di Spezia, poiché gli accordi alla base dell’appalto non prevedevano una simile operazione. Ed è proprio su questa questione che c’è stato un autentico “muro contro muro” e si è andati vicini alla rottura fra aziende e sindacati.
Difficile dire chi l’abbia spuntata e una soluzione di compromesso è stata inevitabile, anche perché il rischio che saltasse il tavolo c’è stato, con conseguenze che sarebbero state nefaste, a partire dall’indizione di una nuova gara, evento che avrebbe provocato la mancata raccolta dei rifiuti chissà per quanto. A spiegare i termini dell’accordo raggiunto in extremis era Angelo Fruzzetti, segretario confederale della Cgil provinciale, contattato al termine della trattativa: «E’ stato un accordo difficile e abbiamo dovuto ricorrere a quella che riteniamo una forzatura per chiuderlo. Visto che Arca e San Germano si rifiutavano di firmare, abbiamo fatto scrivere nell’accordo per l’assorbimento degli ex lavoratori Aimeri che le aziende in questione hanno la possibilità di passare una parte degli operai a una terza ditta, in questo caso la Maris. Però, secondo noi, non lo possono fare e se dovessero farlo la faccenda sarà messa nelle mani dei nostri avvocati, andremo davanti a un giudice e sarà questo a fare chiarezza. Per noi, comunque, gli operai non possono essere spezzettati in questo modo».
C’è da sottolineare anche che la preoccupazione principale dei 74 ex lavoratori era legata al fatto che gli operai eventualmente subappaltati potrebbero essere lasciati a casa quando le cose si chiariranno a livello di Aato rifiuti regionale, visto che in quel contesto, a quanto pare, non vengono presi in considerazione i lavoratori di ditte che hanno alle loro dipendenze operai subappaltati.
Gianluca Uberti
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