Sicurezza
«Riconsegnare i fucili a caccia chiusa»
La ricetta del presidente della squadra 39 Verbiola-Ceretoli per frenare il fenomeno, seppur limitato, del bracconaggio
PONTREMOLI. «Ho anche marinato la scuola per andare alla lepre»: all’epoca, non ancora quindicenne, Pierangelo Zeraschi bucava l’appuntamento con il banco per seguire suo cognato Bruno. La sua storia, come molte delle altre che abbiamo raccontato in “Pianeta Caccia” appartiene ad un tempo che sembra appartenere ad un passato in bianco e nero. «Si camminava a piedi da Patigno a Borgotaro; si partiva all’una di notte per essere lì, sul posto, la mattina presto. La sosta era ai Due Ponti. Ogni volta era una magnifica impresa andare a caccia. La lepre, il mio primo amore, resta senza dubbio la mia caccia preferita». Non era ancora “nell’età” quando ha imbracciato la prima volta la doppietta «ma sono cose che non si possono dire».
Pensionato, ex dipendente del Comune di Pontremoli, Pierangelo (è del ’48) è il caposquadra della 39 “Verbiola-Ceretoli” nata dalla fusione, una decina di anni fa, di due squadre. «Siamo un bel gruppo, affiatato. C’è gente seria, persone che amano la caccia ma amano prima di ogni altra cosa stare insieme, fare baracca come si dice. Quando stai insieme e ti ritrovi nascono amicizie, legami. Andiamo a caccia per passione, ci ritroviamo nel nostro rifugio. E’ come essere a casa – sorride - ma non ci sono le mogli». Secondo molti “addetti ai lavori” la 39 è una delle migliori squadre nell’Ambito Territoriale di Caccia; un successo che Zeraschi rivendica orgoglioso. «Cacciamo alla maremmana. Abbiamo un metodo particolare, nostro, che funziona; un meccanismo consolidato che ci permette cacciate importanti e soprattutto di non fallire il colpo». L’impiego dei cani, da 15 a 20 per ogni battuta, è strategico e Zeraschi lo sa meglio di altri. Giudice Federale «quando la caccia è chiusa», Zeraschi gira tutta Italia per valutare la bravura e la preparazione dei cani: «Il cane fa la differenza in una battuta». Di cani bravi, preparati, il caposquadra della 39 ne ha avuti diversi. Passa le sue giornate, ora che è in pensione, ad addestrare decine di segugi maremmani evandeani. I cani, l’addestramento, la preparazione alla battuta, occupano oggi tutto il tempo libero. «Da quando sono in pensione i miei cani e la caccia sono il mio lavoro». I “Verbiola – Ceretoli” cacciano nei territori che vanno dal Castello di Pontremoli fino a Cervara; posti magnifici che però, la squadra 39 non ha scelto. «Nessuna polemica. Ci hanno dato questa zona a scatola chiusa; va bene così. Si è rivelata essere una zona buona quando nessuna la voleva». Lo score supera, ogni stagione, il centinaio di capi prelevati. «Non ci lamentiamo. I cinghiali non ci mancano». E quando sono tanti e arrecano danni alle aziende agricole la 39 interviene anche con battute straordinarie e con recinzioni: «C’è un contadino che appena subisce dei danni mi chiama – racconta – noi interveniamo, montiamo su i recinti elettrici oppure facciamo gli abbattimenti straordinari. Gli agricoltori hanno ragione quando si lamentano. Noi cerchiamo di aiutarli ed interveniamo in prima persona, di volata. Quando la caccia èaperta intensifichiamo le battute partendo dalle zone vicino all’azienda agricola». Oltre all’orgoglio del primato di squadra, l’addestratore-canaio rivendica il ruolo del cacciatore che va ben al di là di doppiette e battute: «Il nostro ruolo è ben più complesso – sottolinea – realizziamo interventi di miglioramento ambientale, riapriamo sentieri ed installiamo i recinti per proteggere le colture la dove ci sono». Zeraschi ha una sua soluzione, drastica e sicuramente impopolare, per fermare il fenomeno del bracconaggio che, per quanto nessuno voglia ammetterlo apertamente, «esiste, è reale anche se limitato dalle nostre parti. Come fermarlo? Portiamo i fucili in caserma per evitare la tentazione di usarli quando la caccia è chiusa. E andiamo a ritirarli – spiega – un paio di giorni prima dell’apertura. Vedrete: i bracconieri saranno solo un ricordo».
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