Attenzione
Lenzoni si ripete e fa prelievi gratis
La paziente è “esente ticket” ma all’Asl non risulta: «Lei deve pagare la prestazione». E l’infermiere interviene
MONTIGNOSO. Ci risiamo. Marco Lenzoni l’ha rifatto: l’infermiere del distretto sanitario Asl di Montignoso che il gennaio scorso pagò il ticket a una donna che non aveva i soldi per un esame, si ripete. Stavolta, si è assunto direttamente la responsabilità di effettuare il prelievo a una paziente che risultava, documenti alla mano, avere l’esenzione dal pagamento dei ticket, ma che per i computer dell’Asl non aveva diritto a tale esenzione. E, quindi, doveva pagare.
Nonostante il niet degli addetti del Cup, il Centro di prenotazione del distretto presso cui si deve pagare la prestazione prima di effettuarla, Lenzoni ha “deciso” di effettuare il prelievo. Trovando l’appoggio del medico responsabile dei prelievi del distretto, la dottoressa Antonella Cappè. La quale ha in sostanza detto: sì l’esame si faccia, poi si vedrà se la paziente ha diritto o meno all’esenzione. E, infatti, si è poi chiarito, la donna è effettivamente esente dal pagamento dei ticket. Lo ha riconosciuto la stessa Asl. Lenzoni, insomma, torna, con il suo comportamento da robin hood degli utenti Asl a mettere in evidenza le magagne del sistema sanitario locale.
La vicenda la racconta la stessa protagonista di questo ennesimo caso in cui si ritrova coinvolta l’Asl di Massa, con una lettera di ringraziamento indirizzata a Marco Lenzoni. I fatti risalgono a giovedì scorso, quando la signora Maria (il nome è di fantasia) si presenta al distretto di Montignoso. Abita a Pietrasanta, ma l’Asl Versilia non effettua le analisi di cui lei – affetta da una patologia invalidante – ha bisogno. Così, sceglie l’Asl apuana e il centro più vicino: quello di Montignoso. Al distretto arriva con la figlia, anche lei ha bisogno di un prelievo. In mano ha tre distinte “impegnative” del medico curante, per tre diversi esami. Due di essi sono esenti ticket: la signora Maria è “invalida” e dunque non deve pagare il ticket. L’addetto del Cup, però, o meglio il terminale dell’Asl con cui l’impiegato si interfaccia, dice no. Maria, secondo i file del computer non risulta esente e deve perciò pagare per intero le prestazioni richieste. Centocinque euro, invece dei trenta che donna pensava di esser tenuta a corrispondere per l’unica prestazione non esente. Invano, la signora esibisce i fogli che attestano la sua condizione e il diritto all’esenzione. Poi, quando è sul punto di andarsene, non prima di essersi abbastanza arrabbiata, ecco l’intervento di Lenzoni: «Signora, non si preoccupi, l’esame glielo faccio lo stesso».
Quindi, il lieto fine. La dottoressa Cappè si preoccupa di accertare se “ha ragione” il file dell’Asl o la documentazione in possesso della donna. E si scopre che è tutta colpa del mancato aggiornamento dei data base del sistema sanitario. Che non hanno registrato i dati relativi alla invalidità e, quindi all’esenzione, della signora.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
