La manifestazione
Fogli di via ai muratori della camorra
Una decina le persone affiliate ai clan che risultano assunte da imprenditori campani con cantieri edili a Massa
MASSA. Sono una decina gli indesiderabili che si trovano nella provincia di Massa-Carrara. Lo ha scoperto la squadra mobile, guidata da Antonio Dulvi Corcione. Sono dei camorristi alle dipendenze di imprenditori costretti ad assumerli dai Casalesi. Gli inquirenti ne hanno individuati una buona parte e presto la questura firmerà almeno cinque fogli di via per rispedire queste persone nella loro terra d’origine: Caserta e tutto il comprensorio, il regno indiscusso dei clan. Si tratta perlopiù di persone che figurano come muratori, mansione che però non hanno mai svolto. Neppure per un minuto. Gli inquirenti li hanno seguiti e hanno scoperto che al loro posto di lavoro non si sono mai visti. Senza che i titolari prendessero provvedimenti. Perché? I continui viaggi da nord a sud sono una risposta che fa intuire la loro pericolosità.
Secondo l’accusa a portare alcuni di questi criminali di medio profilo - uomini non di vertice ma in grado di fare da tramite per i boss - è stato Stefano Di Ronza, l’imprenditore arrivato a Marina di Massa negli anni Ottanta arrestato giovedì mattina. È il collaboratore di giustizia Orlando Lucariello a dirlo alla Dia, esattamente un anno fa: «All’inizio degli anni Novanta l’imprenditore si era dimostrato particolarmente collaborativo col clan dei Casalesi, prestandosi a offrire un posto di lavoro a un detenuto del clan di Giuseppe Quadrano (vedi box)».
Ma c’è un altro pentito - Alberto Di Tella - che inguaia l’imprenditore finito in manette. Era stato assunto in uno dei cantieri di Di Ronza, ma in realtà non ci ha mai lavorato nemmeno un giorno. L’unica volta che si è presentato è stato quando Quadrano era venuto a Marina di Massa per salutare l’amico imprenditore. E lo stesso Quadrano ammette agli inquirenti che la busta paga che ogni mese gli arrivava a casa come dipendente di Di Ronza in realtà era coperta dalla camorra. Non sono accuse campate in aria, perché ovviamente l’antimafia ha trovato i riscontri: dalla documentazione dell’Inps è risultata l’assunzione dal giugno 1991 al febbraio 1992. E Quadrano proprio in quegli anni comincia a farsi un nome temuto e rispettato. Ecco chi bazzicava Marina di Massa.
Di Ronza era stato scelto insieme a Vincenzo Fusco e Francesco De Luise, anche loro impegnati nel settore edile, perché originari del casertano. Sensibili, secondo i boss, alle minacce prima e alle lusinghe poi della criminalità organizzata. Per il pentito Lucariello almeno il Di Ronza prima paga e poi ottenuta la protezione inizia anche a dare una mano ai clan. E come lo sa il collaboratore di giustizia? È la sorella - Maria Grazia, titolare del negozio di alimentari di via Marco Polo a Viareggio - a dirgli che tre affiliati al clan dei Casalesi - Andrea e Luigi Autiero e Giovanni Fondino - erano venuti sulla riviera apuoversiliese a chiedere soldi. Di Ronza, su consiglio di Maria Grazia, aveva dato duemila euro e se li era tolti di torno per sempre. Ma come emerge da diverse intercettazioni da vittima si trasforma in qualcosa di diverso.
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