Scrutatori ai seggi l’ultima frontiera del clientelismo
Parenti e “amici di” nelle sezioni? Sì, perchè gli scrutatori li scelgono i consiglieri, in totale discrezionalità. È uno degi effetti effetti del “porcellum”
Perchè sempre i soliti ai seggi?Chi decide chi fa lo scrutatore? E sulla base di quali criteri? Monta la protesta per i “soliti noti” – amici di o parenti di esponenti politici, per intenderci – alle operazioni di voto. Monta sull’onda grillina dell’antipolitica, ma anche sull’onda della crisi economica. Perchè quei 145 euro con cui lo Stato retribuisce gli scrutatori oggi fanno comodo a molti, un maledetto comodo. E allora ecco malumori, malignità, richieste di trasparenza (sotto riportiamo alcune lettere ricevute in redazione sul tema) su queste nomine.
In effetti, a dare un’occhiata ai meccanismi con cui si nominano gli scrutatori si scopre – non ci voleva molto – che siamo di fronte a un condiviso e limpidissimo esempio di spartizione politica, a una procedura imperniata sul favoritismo personale che si erge e norma. O perlomeno a prassi.
Il meccanismo è il seguente. La legge stabilisce che sia una commissione elettorale, composta dal sindaco e da tre consiglieri comunali (due della maggioranza, uno dell’opposizione) a nominare gli scrutatori di seggio. Attingendo a un albo comunale che viene aggiornato ogni anno tra il 1° ottobre e il novembre. Per essere iscritti a tale albo basta fare una domanda in Comune (il modulo si scarica dal sito web di palazzo civico); i requisiti sono “essere elettore del Comune”; “avere assolto gli obblighi scolastici”;”non essere candidato”. La legge, che è la n. 270 del dicembre 2005, meglio conosciuta come “Porcellum” (e questo già dice molto), non aggiunge altro. Non indica, cioè, sulla base di quali criteri la commissione elettorale debba scegliere gli scrutatori. Lasciando quindi la totale discrezionalità alla commissione.
A Massa – e in moltissimi altri comuni – la questione l’hanno risolta con una procedura che sembra l’apoteosi del manuale Cencelli. Funziona così: ognuno dei 40 consiglieri comunali – di maggioranza e minoranza – indica (ovviamente attingendo a suo piacimento) sei nominativi ai commissari di riferimento, i quali si ritrovano così in mano 240 nomi (il numero esatto di scrutatori necessario) da distribuire ai seggi, e procedono alla loro nomina. Una procedura consentita dalla legge, ma anche un piccolo-grande esempio di clientelismo che qualche dissenso lo sta provocando. Anche perchè chi non conosce un consigliere comunale (o non intende chiedergli un favore) ben difficilmente farà lo scrutatore
«Prima del 2005, la legge prevedeva il sorteggio degli scrutatori, poi il Porcellum ha introdotto questa procedura che lascia ogni discrezionalità alla commissione. La prassi consolidata è diventata, dunque, quella di scegliere gli scrutatori sulla base delle indicazioni di tutti i consiglieri», spiega EnzoDella Maggesa, componente di maggioranza della commissione elettorale. «Io, per scelta – aggiunge – indico sempre persone disoccupate o iscritte nelle liste di collocamento. Come ho fatto per queste ultime elezioni». Tra i sei nomi indicati da Della Maggesa c’è anche una sua parente. «Sì, anche lei disoccupata».
Lauro Giusti, un altro dei membri della commissione elettorale (anche lui in quota alla maggioranza), sostiene addirittura che questa prassi sia la più democratica possibile: «È un criterio che garantisce a tutti i consiglieri di indicare suoi nomi. Noi ci raccomandiamo che siano giovani, disoccupati, gente a cui può essere utile. Ma è chiaro che poi ognuno fa le sue scelte». Secondo Giusti, tuttavia, occorre fare di più: «In sintonia con il sindaco, stiamo pensando di introdurre criteri più stringenti per favorire chi è senza lavoro e, appunto i giovani».
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