L’allarme casalesi lanciato da Caponnetto
Il rapporto 2011 della Fondazione parlava già di “colonizzazione mafiosa” nella nostra provincia
MASSA. Il rapporto annuale 2011 "Legalità e Giustizia" della Fondazione Antonino Caponnetto, il magistrato che guidò il pool antimafia di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, ci aveva definito una delle province più vulnerabili di tutta la Toscana, ad alto rischio "colonizzazione" mafiosa. Era stato più cauto, ma aveva comunque lanciato il sasso, il procuratore Aldo Giubilaro, deciso a non abbassare la guardia, anzi, a stare ben attenti al fenomeno che qui, su questo territorio, sembrava trovare terreno fertile. Oggi, l'arresto di Stefano Di Ronza, imprenditore casertano adottato da Massa, affiliato secondo la Direzione Distrettuale Antimafia al clan dei Casalesi, pone molte più certezze che non supposizioni, mettendo in evidenza un chiaro scuro che forse qualcuno voleva negare. I lunghi tentacoli della piovra arrivano anche qui, nella piccola provincia di Massa Carrara, anzi forse ci arrivano proprio perché piccola, invisibile, a stento riconosciuta anche dagli stessi abitanti della Toscana. Il rapporto della fondazione traeva spunto da numerosi episodi che odoravano di criminalità organizzata, roghi a capannoni industriali, a bar, locali e pub, tutti concentrati sulla costa e considerati dolsi. Si nascondeva a Massa anche Giuseppe Ceravolo, il boss della ndrangheta sfuggito all'arresto dell'antimafia di Reggio Calabria. Poi arrivarono gli avvisi della Dia alla Squadra mobile apuana di tenere sott'occhio appalti, attività imprenditoriali e investimenti soprattutto a Marina di Massa. Nel 2008 c'era stato un grosso sequestro ai Ronchi da parte della Dia: un complesso immobiliare ricavato dal restyling del vecchio hotel Colombo, una intera palazzina intestata ad Aldo Bazzini, suocero di pasquale Zagaria fratello del boss Michele, finito in manette. Dopo quell'arresto gli inquirenti sono stati sempre più convinti che i Casalesi avessero fatto investimenti importanti a Massa e si cercavano partecipazioni sospette in attività imprenditoriali all'apparenza pulite, soprattutto in campo edile.
Poi ci sono stati alcuni roghi di locali sospetti (si parlò perfino di quello della Erre Erre m a furono smentite subito, nel caso, piste di queste genere) in odore di pizzo cioè. (Man. D'An.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
