Il Tirreno

L’addio a Lorenzo Binelli, segretario Anpi

L’addio a Lorenzo Binelli, segretario Anpi

Insegnante in pensione, appassionato di storia, voleva tramandare ai giovani i valori della Resistenza

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CARRARA. Gravissimo lutto nell’Anpi e nel mondo legato alla memoria e ai valori della Resistenza. E’ infatti deceduto, a 62 anni, Lorenzo Binelli, insegnante (in pensione da due anni), segretario dell’Anpi carrarese, appassionato di storia cittadina. Nel novembre del 2010 era stato presentato il libro che aveva scritto insieme alla moglie, anch’essa insegnante, Maria Chiara Cappè: “La lotta di liberazione e il Cln a Carrara, 1943-1945” (Sea). Nell’ultima di copertina era così descritto: “Lorenzo Binelli è nato a Carrara nel 1951. ha frequentato il liceo classico “Repetti” e si è laureato a Pisa in filosofia. Ha partecipato al movimento del Sessantotto. Si è poi trasferito in Valle d’Aosta per motivi di lavoro e, una volta rientrato in provincia, ha lavorato come insegnante titolare nelle scuole medie di Soliera Apuana e Fosdinovo. Da pensionato ha iniziato a collaborare con l’Anpi di Carrara con l’obiettivo di rafforzare e sviluppare nei giovani la memoria storica della Resistenza”.

Sposato come detto con la professoressa Maria Chiara Cappè, lascia anche una figlia, Carmen, 26 anni, che lavora a Lucca nella ristorazione, la madre Giovanna e la sorella Almarella. Lorenzo Binelli era figlio dell’avvocato Marco Binelli, principe del foro ma anche combattente nella squadra Sap “Buozzi”, e infatti il libro sulla lotta di liberazione a Carrara era dedicato al padre. La cerimonia funebre si terrà domani, sabato alle 15, in piazza San Francesco.

Il male che lo ha condotto al decesso si è manifestato circa sei mesi fa, nonostante le cure non gli ha dato scampo, fra lo strazio dei familiari e di quanti lo conoscevano e ne apprezzavano la personalità, la voglia di far emergere i valori della Resistenza, di fungere da stimolo ai giovani. Scriveva sempre nello stesso libro: “Ho aspettato parecchio tempo, forse troppo, prima di riprendere in mano tutto il materiale che aveva costituito la base della mia tesi di laurea e di quella di mia moglie, e prima di accingermi ad elaborare un libro che risultasse la sintesi di quello studio. Perché dopo tanto tempo ho deciso di scrivere? L'ho fatto quando ho iniziato a temere che i giovani non fossero più in grado di compiere quelle rivoluzioni cicliche che costituiscono il motore della Storia. La paura si è fatta più forte negli ultimi 15 anni quando gradualmente ci siamo ritrovati in una società che pare aver perduto la memoria storica e nella quale imperversano revisionismo e dogmatismo”. E aggiungeva: “Ed il bello è che quasi tutti, sia l'attuale destra cialtrona sia la sedicente sinistra chiusa e decrepita, si sciacquano la bocca con la parola Democrazia, dandone due interpretazioni opposte ma entrambe decisamente sbagliate. Solo i grandi ignoranti non sanno che Democrazia è un termine che deriva dal greco antico e che, senza sfumature ed interpretazioni, significava potere del popolo”.

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