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Flash e telecamere alla protesta in Duomo

Flash e telecamere alla protesta in Duomo

Niente minigonne ma riesce l’iniziativa contro don Corsi, la promotrice: «Da qui un processo di unione delle donne»

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CARRARA. Una messa della domenica decisamente diversa, quella di ieri mattina al Duomo. Tante le telecamere, tanti i flash dei fotografi. L’iniziativa di protesta delle donne contro don Corsi ha avuto davvero un forte richiamo mediatico, anche se al tirar delle somme, forse anche per il freddo, le circa trenta partecipanti non erano in minigonna e poche quelle in decoltè. Le donne si sono appese al collo dei cartelli neri con scritto: «La violenza contro le donne è una violazione dei diritti umani», «No al femminicidio». Così hanno manifestato contro le parole di don Piero Corsi, parroco di San Terenzo di Lerici che in un volantino-choc attribuiva di fatto alla procacità delle donne le violenze che subiscono. Cartelli anche per alcune ragazzine e bambini: «Sarò un uomo che rispetterà le donne», aveva scritto su un cartello appeso al collo uno dei piccoli seduti nelle prime file davanti all'altare.

Fra le poche con la scollatura, proprio Alessandra Verdini, la dinamica promotrice dell’iniziativa, che ha raccolto on line moltissime adesioni: per lei il cartello era "Non sono figlia del diavolo". Un bilancio positivo, soprattutto on line: «Su Facebook e anche per telefono in migliaia, anche uomini - sottolinea - mi hanno manifestato un grandissimo affetto, a questo punto io spero e sono fiduciosa che un'iniziativa come questa, che ha un carattere forte, possa dare in qualche modo un suo piccolo contributo perché le donne possano fare passi avanti, fare rete. Rimane solo un pizzico di amarezza perché nella nostra città ha forse prevalso la paura di essere etichettate, ma ho fiducia nelle donne e nelle concittadine, che riescano ad affrancarsi da questo clima piccolo borghese che ancora vige in città. Penso sia motivo di orgoglio per Carrara aver fatto partire da qui l'inizio di un cammino di unione fra le donne».

La stessa Alessandra Verdini ha raccontato di essere stata vittima «di una violenza di tipo privata e pubblica nel mondo del lavoro: l'ho subìta e so di non avere colpe. E invece - ha aggiunto - le donne subiscono violenza in silenzio per paura, vergogna, senso di colpa, anche davanti ai figli. E si tende a difendere i maltrattanti, che spesso a loro scusante usano le stesse argomentazioni di don Corsi. Ci vuole condivisione per superare questa cultura, noi donne non dobbiamo avere paura di esporci e del giudizio degli altri. Donne, recuperiamo il nostro istinto».

Dal pulpito, la Verdini ha detto fra l’altro: «Ringrazio don Raffaello che ci ha accolto con cuore e apertura mentale, questa nostra protesta non è certo contro la Chiesa, basti considerare gli esempi del nostro don Raffaello oppure del parroco di Lerici, che si è offerto come ostaggio in cambio dell'imprenditore rapito. Io sono credente in Gesù, voglio ricordare che proprio Gesù è stato un rivoluzionario, sempre dalla parte dei deboli e delle donne, ha rivelato la sua natura divina alla samaritana».

Il parroco Don Raffaello non ha dubbi: «Seguiamo con amore il vangelo, quello non sbaglia mai. Gesù ci ha insegnato a dare piena dignità alle donne». ALTRO SERVIZIO A PAG. 8

 

 

 

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