Sicurezza
Addio Emanuele, una giovane vita stroncata dal linfoma
Aveva 24 anni, iniziò a sentirsi male ad agosto Lavorava in una ditta di escavazioni col padre e lo zio
MONTIGNOSO. Fino ad agosto era stato bene, sano come un pesce e come la maggior parte dei ragazzi che hanno poco più di vent’anni. Lavorava con il padre e lo zio per una ditta di escavazioni, giocava a pallone nell’Atletico Massese e coltivava la sua passione per la motocicletta. In più era fidanzato con Jessica una splendida coetanea con i capelli bruni e il sorriso dolce. Era un ragazzo fortunato Emanuele Pardini: a 24 anni il mondo era suo.
Verso la fine dell’estate però aveva avuto un problemino di salute, che era peggiorato rapidamente. Era andato dal medico che si era subito insospettito spedendolo immediatamente a fare delle analisi. Gli esami avevano svelato che quel bel ragazzo era affetto da una grave malattia, un linfoma aggressivo e davvero pericoloso. Lui però non si era lasciato prendere dallo sconforto e aveva deciso di affrontare di petto la situazione.
Una battaglia difficile che ha preso una brutta piega verso Natale, quando il suo fisico ha smesso di reagire ai farmaci e le sue condizioni sono precipitate: ieri verso mezzogiorno si è arreso, lasciando il padre Giuseppe e la mamma Egidia. Era figlio unico, amato perché davvero un bravo ragazzo. Uno di quelli che non davano preoccupazioni. Uno di quelli che quando ha capito che era meglio lavorare che studiare lo ha detto ai genitori. Ed è andato a lavorare insieme a lui, in un’impresa gestita da un amico di famiglia.
Sei anni sul muletto che muoveva la terra, sempre con il sorriso sulle labbra e sempre con la voglia di fare una battuta. Era fatto così Emanuele, e così è rimasto fino all’ultimo. Quasi all’ultimo, perché a novembre si era stancato di tutte quelle cure, gli mancavano i suoi giri in motocicletta, le passeggiate con il suo amato cane e soprattutto voleva stare un po’ insieme alla sua Jessica. Ci ha provato a battere la malattia, ma non ce l’ha fatta.
Da qualche tempo la medicina legale aveva certificato la sua disabilità, perché naturalmente non poteva più lavorare dato che non aveva la forza neppure di muoversi. Il linfoma più veniva aggredito dai farmaci più diventava cattivo. Un piccolo miglioramento aveva fatto sperare sia lui sia i genitori che hanno subìto il calvario del loro unico figlio cercando di non demoralizzarlo ancora di più. Poi la ricaduta, quella che lo ha messo letteralmente in ginocchio. Ieri a mezzogiorno la sua esistenza è terminata.
All’obitorio tantissimi ragazzi in lacrime, ma anche i loro genitori avevano gli occhi gonfi. «Emanuele era uno che si faceva in quattro per tutti, dava sempre una mano senza mai chiedere nulla in cambio», ha sussurrato una ragazza davanti alla camera mortuaria pregando poi i giornalisti di andare via. I funerali ci saranno oggi pomeriggio al Cinquale nella chiesa di San Giuseppe Artigiano alle 16.
Sara Lavorini
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