Lutto
«Meno vincoli e periodo posticipato fino a gennaio»
Pianeta caccia, la “ricetta” di Pier Paolo Matteazzi caposquadra di Comano, per migliorare il prelievo di cinghiali
COMANO. Giorni di caccia distribuiti tra novembre e gennaio se l’obiettivo è ridurre la pressione dei cinghiali e meno burocrazia per garantire un futuro ad una forma di caccia che consuma tantissime energie, tempo e risorse scoraggiando l’avvicendamento tra le vecchi e le nuove generazioni.
La clessidra della stagione al cinghiale è ormai agli sgoccioli (si chiuderà oggi, 30 dicembre) ma secondo Pier Paolo Matteazzi il tempo a disposizione delle squadre non sarà sufficiente per raggiugere i risultati prefissati anche a fronte di una minore presenza di cinghiali provocata dalla scarsità di cibo e dalla presenza dei lupi.
Per Matteazzi, altra storica figura della caccia al cinghiale, ci sono «troppi paletti a fronte della richiesta di una pressione maggiore nei territorio di gestione».
«Per una pressione vera ed efficace bisogna spostare di un mese la caccia posticipando l’apertura a novembre per arrivare fino alla fine di gennaio. La caccia il giovedì? È una giornata di ripiego, sostituiva a quella del mercoledì – spiega riferendosi all’inserimento del terzo giorno di caccia per la caccia in battuta in zona vocata per la stagione in corso: oltre al mercoledì e alla domenica è infatti possibile cacciare anche il giovedì - Difficilmente una squadra riesce ad andare in battuta tre giorni la settimana. Chi se lo può permettere soprattutto di questi tempi? Per cacciare di più bisogna avere più opportunità per farlo, anche quando nevica o in alta quota».
La riflessione di Matteazzi fa tesoro di un’esperienza che inizia negli anni ’80 per arrivare fino ai giorni nostri. La stagione della caccia coincide con quella dei funghi e delle castagne, un incrocio quello con le doppiette abbastanza frequente e che è stato nel recente passato al centro di diverse polemiche.
«Non possiamo vietare la raccolta di funghi e castagne – fa notare – è abbastanza evidente che ottobre è un mese poco adatto per la caccia al cinghiale. La mia è semplicemente una riflessione da cacciatore ma credo che, come me, in molti la pensino così. Non credo siano solo i fungaioli o i castanicoltori…».
Tra i punti nel mirino di Matteazzi il vincolo numerico dei partecipanti alle battute attualmente fissato a 20: «Per poter cacciare – analizza – oggi bisogna essere almeno in 20 e non è facile nell’arco della settimana perché c’è chi lavora, chi ha impegni. La proporzione giusta potrebbe essere 15 iscritti. Il numero è un limite alla battuta, se non si raggiunge non si può cacciare».
A conferire il diritto di parola a Matteazzi è il suo ruolo nella squadra 12: è il capo squadra, nonché fondatore.
Di caccia e cinghiali ne ha masticata tanta anche se il “primo amore” sono state le lepri. E’ stato il padre, come tradizione vuole, ad iniziarlo.
Comanese, 55 anni, le sue parole non hanno intenzioni polemiche ma sono solo un pour parler di fine anno. «Non è ovviamente tutto da buttare – spiega ancora – aggiustando il tiro possiamo migliorare ulteriormente e raggiungere gli obiettivi con più facilità tuttiinsieme. Negli ultimi venti anni la caccia è molto cambiata, forse troppo».
In cima alla lista di questi cambiamenti epocali c’è la burocrazia entrata in maniera prepotente fin dentro le case di caccia.
«Impegni, riunioni, planimetri, moduli, resoconti, documenti ci inseguono per tutto l’arco dell’anno – spiega ancora Matteazzi – la stagione dura tre mesi ma la parte preparatoria molto di più. E’ un ostacolo per le nuove generazioni e per tutti quei giovani che non riescono a far coincidere i tempi della caccia con quelli del lavoro in particolare a Comano, comune che ha nel Dna la migrazione. Lavorano tutti fuori, chi in Emilia, chi nello spezzino. Coltivare la passione della caccia è diventato un lavoro anche per noi residenti».
La “Matteazzi” (66 iscritti) caccia da sempre, sin dalla prima battuta, nel comune di Comano, tra Fivizzano e Licciana Nardi, proprio ai limiti del Parco Appennino Tosco-Emiliano spingendosi fino a 800 metri di altezza. E’ proprio sulle alture, quando si spingono fino alle vette, che i cacciatori si sono accorti che non sono gli unici sulle orme dei cinghiali.
Sempre più insistenti e frequenti gli avvistamenti di lupi che sono tra le cause della progressiva “scomparsa” dei cinghiali nelle aree di caccia in alta quota.
«Gli esemplari prelevati sono molto grandi e molto aggressivi – spiega ancora nella sua analisi Matteazzi – la presenza del lupo unita alla scarsità di reperire cibo li sta indebolendo e decimando. Il lupo è un elemento di disturbo e di stress notevole per i cinghiali costretti a fuggire, spingersi ai confini con i centri abitati per necessità, mentre i piccoli, i cuccioli, sono una facile preda».
Tante le figure ed i personaggi che caratterizzano la storia della squadra di Matteazzi formata per metà da “forestieri” e per metà comanesi come Dino Santinelli, il più “vecchio” tra i cacciatori della 12, Annibale Bizzarri, classe ’53, e Elindo Giubbani, uno che “andrebbe a caccia anche scalzo”.
Ad accompagnare Matteazzi nella gestione della squadra c’è Marco Grossi, il vice capo squadra.
Nutrita la pattuglia di canai: Pier Luigi Giampietri, Riccardo Camelli, Franco Pieri, Giuseppino Santinelli, Alvaro Albertini, Paolo Tatti ed la new entry Giovanni Servi alla sua prima stagione di caccia.
Una new entry in prestito è anche Doriano Brunelli che da quest’anno partecipa alle battute della Matteazzi.
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