Il Tirreno

Stop ai Delfini in porto 66 marittimi a rischio

di Cinzia Carpita
Stop ai Delfini in porto 66 marittimi a rischio

Equipaggio in assemblea chiede garanzie ad Armamento Sardo Legale e direttore tecnico: tutelati fino al 31 gennaio, impegno per una trattativa

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CARRARA. Allarma occupazione. Sessantasei marittimi con il fiato sospeso, e preoccupazioni anche per la cooperativa locale Coseport con 14 addetti e per una cooperativa interinale che opera nel porto di Marina. Ma per queste due si stanno cercando soluzioni che potrebbero concretizzarsi col nuovo anno. Tutto è legato al fatto che cesserà la linea di navi Olbia-Marina-Olbia dell’Armamento Sardo di Battista Nieddu. Le navi Delfino Grigio e Bianco non faranno (almeno per questa compagnia) più scalo a Marina, e il loro destino sembra quello di essere noleggiate ad altri amatori. L’incognita è: che fine farà dopo il 31 gennaio l’equipaggio complessivo (44 a bordo e 22 a casa, a rotazione)? Infatti, la data del 31 gennaio è stata data come scadenza indicativa ieri mattina al termine di un’assemblea fatta dai marittimi dei due Delfini, che si trovano entrambi attraccati in porto. Con loro il sindacalista di Livorno Agostino Salsa della Filt Cgil che segua la vertenza.

Così, nel nostro territorio già martoriato da crisi occupazionali, si consuma una vertenza che riguarda altri lavoratori italiani, dalla Calabria e dalla Sicilia in su. Lo spettro della disoccupazione non ha colori, non ha confini geografici. I 66 marittimi ormai erano di casa, nel porto di Marina, dove si instaura fra tutti i lavoratori, diretti e indotto, un clima di fratellanza.

Lo spettro della disoccupazione. I marittimi provengono un po’ da tutte le regioni d’italia, ma per lo più dal Sud. Hanno famiglie ora in ansia come loro, e le voci che si erano diffusa dal 19 dicembre, non solo della cessazione della linea, ma anche di licenziamenti, hanno fatto loro trascorrere un Natale con il cuore in gola. «Che brutto Natale!». Perché di notizie ufficiali, nero su bianco, dall’Armatore, - a quanto hanno raccontato ieri - non ne avevano ricevute. Inoltre notizie apprese dalla stampa e su internet avevano contribuito ad aumentare l’angoscia e il timore di perdere i posti di lavoro senza la prospettiva di trovarne altri.

La Filt Cgil si è mobilitata, per evitare “sbarchi al buio”, e per chiedere chiarimenti e garanzie: la tutela dei posti di lavoro, l’avvicendamento (i turni), un tavolo di confronto al più presto con la compagnia sarda. Nel caso di noleggio dei due Delfini, la possibilità di assorbimento dell’equipaggio dall’armatore subentrante. Insomma certezze per il futuro.

«Noi non abbiamo ammortizzatori sociali, cioè né cassa integrazione né mobilità. Il nostro non è riconosciuto come lavoro usurante. Se perdiamo questo lavoro, sarà difficile trovarne altro»: a lcuni dei 66 marittimi lavorano sui due traghetti da anni, altri sono stati assunti in tempi più recenti. Tutti pensano alle loro mogli e ai loro figli, cioè alle famiglie che devono mantenere restando anche per periodi lunghi lontano da casa.

Ieri mattina nella saletta concessa dalla Porto spa per l’assemblea, c’era un clima di allarme. Le “tute arancioni” hanno espresso il loro sconforto, con toni pacati ma decisi: «L’armatore si preoccupa dei suoi rimorchi, ma deve pensare anche all’equipaggio. Non abbiamo ricevuto lettere di licenziamento ma che qualcuno ci dica che fine faremo».

Filt Cgil in prima linea. Ieri sera il Delfino grigio è stato pronto (con il nuovo carico) per salpare. Il Delfino bianco dovrebbe partire entro il 4 gennaio. Entrambi con destinazione Oristano (non più Olbia). Poi stop allo scalo di Marina. «Un’operazione così – ha commentato il sindacalista Salsa – mette a rischio cento famiglie, perché ci sono anche gli impiegati nell’ufficio locale».

«Viviamo sulle spine». «Abbiamo sempre lavorato sodo per portare la pagnotta a casa – hanno detto i marittimi – Mai fatto lamentele, e ora? Dal 19 dicembre a causa delle voci che abbiamo sentito, viviamo sulle spine». Entrano nella saletta il direttore tecnico di Armamento Sardo, Pasquale Dorsi, e il legale avvocato Giorgo Porzano. E danno spiegazioni e rassicurazioni. «Cessa la linea Olbia-Marina, questo sì – dice Dorsi – ma le due navi con gli equipaggi vanno a Oristano in attesa di ordini. C’è in gioco un possibile noleggio. Fino al 31 gennaio le navi resteranno armate. E l’armatore ha disposto che gli equipaggi non perdano niente di ciò che loro spetta. Non c’è nessuna lettera di licenziamento. Nieddu rientra il 7 gennaio».

I marittimi vorrebbero sapere cosa sarà di loro dopo il 31 gennaio. «Chiediamo una trattativa per salvaguardare l’occupazione», ha incalzato Salsa. E l’avvocato Porzano ha comunicato che «c’è l’impegno di Armamento Sardo di convocare un tavolo con i lavoratori, per fare il possibile per conservare i posti di lavoro. L’occupazione resterà stabile fino al 31 gennaio. Non possiamo fare miracoli, ma un confronto sì. E gli unici legittimati a parlare sono Dorsi e l’armatore dei Delfini, Francesco Usai». Le navi, è anche stato spiegato, vanno a Oristano proprio per poterle mantenere armate, e «fino al 31 gennaio – ha aggiunto Dorsi – l’equipaggio è ben tutelato». Poi ha specificato al sindacalista: «La data del 31 gennaio è da ritenersi come data minima al mantenimento in armamento delle due navi». Per cui il termine potrebbe in teoria slittare.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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