Il Tirreno

In minigonna alla messa in Duomo

In minigonna alla messa in Duomo

Lanciata su Facebook l’iniziativa di protesta contro il volantino choc sul femminicidio del parroco di S. Terenzo

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CARRARA. In Duomo alla messa della domenica in minigonna, o gonna, con scollatura e ben truccate: il tutto per manifestare il proprio netto dissenso per le parole di don Piero Corsi, parroco di San Terenzo, rimosso temporaneamente dall'incarico dopo aver affisso manifesti che attribuivano all'abbigliamento e all'atteggiamento delle donne una responsabilità della piaga del femminicidio. E’ questa l'iniziativa annunciata via Facebook che ha già riscosso diverse adesioni a Carrara e non solo. «Vogliamo esprimere così il nostro dissenso – afferma la promotrice dell'iniziativa Alessandra Verdini – e ci presenteremo in chiesa come ci vestiamo tutti i giorni, esaltando la nostra femminilità». Alessandra Verdini, carrarese, laureata in storia dell’arte con specializzazione in antropologia culturale, è operatrice nel centro antiviolenza di Pisa “Casa della donna”, ed è collaboratrice al dipartimento di Storia dell’Università di Pisa con il professor Fabio Dei.

La location della protesta - ovvero la seguitissima messa domenicale delle 10,30 in Duomo - è stata scelta proprio dopo il periodo di riposo che si è preso il sacerdote di San Terenzo: «Altrimenti avremmo svolto questa iniziativa nella sua chiesa e questo faremo se, quando e dove il parroco tornerà a celebrare la messa».

«Nessun messaggio diretto nei confronti del parroco del Duomo, don Raffaello Piagentini – prosegue la promotrice dell'iniziativa – che ha anzi in più occasioni dimostrato la propria apertura mentale ma non possiamo sottacere il fatto che le tesi di Corsi non sono solo le sue ma di gran parte della Chiesa e della nostra società».

«I messaggi di don Corsi – prosegue la Verdini – istigano alla violenza e sono il risultato di mentalità formatesi sulle basi di fondamentalismi religiosi del tutto anacronistici. E offendono gli uomini oltrechè le donne, ritenuti incapaci di controllare i propri istinti come se fossero animali. Le pur apprezzabili oltreché doverose parole pronunciate dal vescovo della Spezia Palletti non sono sufficienti. Non basta rimuovere un volantino e mandare un prete in “vacanza” per cancellare il problema ed eliminare la gravità delle parole esposte». Infine un riferimento storico: «In tutte le città dovrebbe esserci una manifestazione come questa ma non possiamo dimenticare che le donne di Carrara il 7 luglio 1944 sfidarono a viso aperto e cacciarono i nazisti: noi vogliamo attualizzare quei valori e calarli in una piaga della società contemporanea come la violenza fisica e psicologica che troppe donne subiscono quotidianamente tra le mura di casa o al lavoro». La promotrice Isabella Verdini, fra l’altro, ricorda con orgoglio che una sua bisnonna, Fedora Camporesi, era proprio fra le donne del 7 luglio. E lancia una sfida: «Don Corsi deve essere rimosso, altrimenti lo seguiremo anche in capo al mondo e non appena gli sarà consentito di celebrare di nuovo una messa, ci presenteremo davanti a lui per gridargli in faccia che anche noi siamo figlie di Dio e non del diavolo».

Alessandra Verdini la scorsa estate era stata fra le protagoniste di “Allo specchio”, una performance sulla creatività femminile al rifugio antiaereo di Massa, promossa dalla docente dell’Accademia Monica Michelotti.

L’annuncio della forte iniziativa contro le posizioni espresse da don Corsi arriva nel giorno in cui, sulla spiaggia di San Terenzo, si è svolta una fiaccolata per riflettere sulle 122 donne uccise quest'anno per mano di uomini con 1.500 persone. L’ha organizzata la associazione «Se non ora quando», proprio in seguito al volantino shock in cui si affermava che le donne provocano il femminicidio.

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