Sicurezza
Ambulanti, nel 2017 le gare per assegnare le licenze
La Corte costituzionale boccia la Regione in nome della libera concorrenza I posti fissi del mercato cittadino dovranno essere riassegnati
MASSA. Torna lo spettro Bolkestein per le bancarelle dei mercati. Fra quattro anni, se non ci saranno novità, le licenze per il mercato ambulante e i posteggi (i posti sulle strade e sulle piazze assegnati dai Comuni agli operatori commerciali) saranno “messi all’asta”. Licenze e posteggi dei commercianti ambulanti saranno, cioè, riassegnati con gare pubbliche. A imporlo è la Corte Costituzionale, che nel contenzioso tra Governo e Regione dà ragione al primo.
Bocciando l’articolo del Codice toscano del commercio, che un anno fa aveva escluso l’esercizio del commercio su area pubblica dall’applicazione della direttiva europea Servizi (meglio conosciuta come Bolkestein) e salvato gli ambulanti dal rischio di perdere le licenze alla loro scadenza, prevista nel 2017. Le bancarelle come gli stabilimenti balneari, dunque: essendo entrambe attività che si svolgono su beni pubblici (piazze e strade in un caso, spiagge nell’altro), licenze e concessioni non possono essere monopolizzate ma devono essere periodicamente messe all’asta per garantire la libera concorrenza.
La “sconfitta” della Regione nel conflitto con il governo portato davanti alla Consulta non è comunque una disfatta poichè da un altro tavolo di confronto, la Conferenza Stato regioni sta emergendo un’impostazione delle gare per le licenze tale da garantire i “diritti acquisiti” dagli ambulanti storici.
Ma torniamo al contenzioso. La Regione Toscana aveva, aveva rinnovato automaticamente le concessioni «per motivi imperativi di interesse generale ascrivibili (...) all’ordine pubblico, alla sicurezza pubblica, all’incolumità pubblica, al mantenimento dell’equilibrio finanziario del sistema di sicurezza sociale, alla tutela dei consumatori». Una serie di paroloni che la Consulta ha definito «una sorta di salvacondotto astratto». E che il governo Monti, nel febbraio scorso, ha impugnato di fronte alla Corte Costituzionale.
Per gli avvocati di palazzo Chigi, la norma approvata da Firenze violava due commi dell’articolo 117 della Costituzione: quello che disciplina la “tutela della concorrenza”, materia riservata allo Stato (e su cui la Regione non può legiferare), e quello che obbliga il legislatore regionale al rispetto dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario. Richiamando, in quest’ultimo caso, le indicazioni della direttiva europea Bolkestein a proposito di quelle “procedure di selezione per l’affidamento di titoli per lo svolgimento di servizi”. Che poi sono i bandi di gara, necessari - secondo l’Europa - quando un’amministrazione dà in affidamento aree pubbliche, come le spiagge (nel caso dei balneari) o le aree mercatali.
La Regione, dal canto suo, si era difesa sostenendo la legittimità del suo intervento nel settore del commercio, fatto senza alcuna violazione della concorrenza. Ma la Consulta le ha dato torto. Proprio in materia di concorrenza, secondo la Corte Costituzionale non si può non fare riferimento agli indirizzi dati dall’Unione Europea. E - spiegano i giudici - sono violazioni della concorrenza sia «la previsione di nuovi o ulteriori limiti all’accesso al mercato, sia l’eliminazione di qualsiasi criterio selettivo là dove l’esercizio dell’attività imprenditoriale resti condizionato da elementi oggettivi che ne delimitino la possibilità di accesso». Una chiave di lettura, quest’ultima, che suona minacciosa anche per i balneari.
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