Toscana
Natale più povero, anche sulle tavole
I commercianti di alimentari: «Stesso flusso degli altri anni ma acquisti più contenuti per risparmiare»
MASSA. I Maya hanno azzeccato. Il mondo non è finito (non era questa, infatti, la loro profezia), ma un’era si: quella dell’abbondanza.
E il Natale sui generis appena trascorso ce lo ha dimostrato. Oltre a trovare regali meno preziosi – di valore economico – sotto l’albero, quest’anno anche le tavole erano meno imbandite.
L’epoca delle lunghe tavolinate stracolme di cibo, che nemmeno si riusciva a finire, è stata lasciata alle spalle per entrare nell’era del risparmio e della ponderanza.
Meglio, verrebbe da dire, se si pensa alla quantità di cibo che ogni anno veniva sprecato (non pensando all’iniquo accesso alle risorse alimentari nel mondo e all’inutile sovraproduzione di carne, che poi finisce nella spazzatura). Meno meglio, però, per quel settore commerciale che tanto ha atteso queste feste per risollevarsi da un anno di magra per gli affari.
A sostenerlo sono gli stessi commercianti che alla domanda “Come è andato questo Natale?”, fanno una smorfia in segno di insoddisfazione e rispondono sarcasticamente: «Poteva andare meglio!». Come Nino Briglia, dell’omonima macelleria in viale Trieste, che spiega: «La gente è venuta a comprare, ed era più o meno la stessa gente che veniva negli altri anni. Quello che cambia è quello che comprano. Se prima, infatti, compravano due conigli, adesso ne comprano uno. Se prima spendevano 30 euro, ora ne spendono 20. C’è più attenzione alla spesa, si compra il minimo indispensabile».
La pensa così anche Armando Baldini, della macelleria Baldini in via Quercioli che, nonostante abbia aperto da poco la sua attività (subentrando allo storico macellaio di quartiere) ha affermato: «Sicuramente può essere che ancora debba farmi il giro di clienti fissi, (quindi non posso fare nemmeno un paragone con gli altri anni) però non mi sembra di aver lavorato come si lavora normalmente per il Natale. Ho venduto a più persone quantitativi normali di carne».
Più contenti di come sono andate le vendite i pastifici. Commenta il signor Silvano di “Pastamania”, pastificio di Rosalba Scifonia in viale Trieste: «Noi non possiamo certo lamentarci. Abbiamo venduto le cose tradizionali massesi, come i tordelli ripieni di carne e di pesce. È andata bene, molto meglio sicuramente della ristorazione. Noi possiamo dirlo perché abbiamo anche un ristorante e, tirando le somme, si capisce che la gente ha preferito mangiare a casa quest’anno».
Esatto, i massesi, fra ristorante e casa, hanno scelto quest’ultima: il pranzo fai da te, ma con occhio di riguardo a non eccedere. Ma c’è un’altra grande novità quest’anno, questa forse solamente positiva: la scelta dell’autoproduzione. O meglio: fra piatti già pronti e piatti da preparare, i secondi sono andati di gran lunga alla maggiore.
Commenta, infatti, Sonia Berti, dipendente delle “Delizie del mare”, in viale democrazia. «Abbiamo venduto prevalentemente gamberoni e branzini, tutte cose da preparare. Avevamo anche l’insalata di mare, ma ne abbiamo venduta meno rispetto agli altri anni».
Insomma, se questa crisi che attanaglia il nostro territorio, da una parte è positiva perché ci avvicina ad un modello di vita più responsabile incentrato sul non spreco e sullo slow food, dall’altra pone dei grandi interrogativi e dei grandi dilemmi. Perché quando i frigoriferi dei cittadini incominciano a svuotarsi, specialmente in giorni in cui non si dovrebbe badare a spese, vuol dire che qualcosa realmente non va.
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