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Lamentele: divieti ignorati in via Beccheria

CARRARA. «Mi chiamo Mario Federico Dell'Amico; sono un residente fortemente indignato di Carrara». Comincia così la lettera di questo cittadino al sindaco. «Da più di due anni chiedevo una cosa che...

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CARRARA. «Mi chiamo Mario Federico Dell'Amico; sono un residente fortemente indignato di Carrara». Comincia così la lettera di questo cittadino al sindaco.

«Da più di due anni chiedevo una cosa che dovrebbe essere parte integrante per ogni essere vivente, innanzitutto la sicurezza e la salute per la propria famiglia; poi poter dare ai propri figli una vita dignitosa, una sana educazione al rispetto del vivere civile. Considerato che il sindaco ha “riaperto” la via Carriona al traffico, chiedo scusa per non essere andato subito a porgli la mia preghiera di ringraziamento (anche se, inutilmente, sono più di cinque settimane che gli ho chiesto un incontro). Ecco che ho pensato di scrivere questa lettera».

«Non sono uno dei cittadini che le due alluvioni hanno messo in ginocchio. Sono uno dei residenti di via Beccheria che della nostra quotidiana emergenza nessuno del “palazzo” si è interessato. Non abbiamo chiesto pompe per svuotare le cantine, né sacchi di sabbia per arginare l’acqua, né tantomeno i vigili del fuoco per evacuare le persone; da due anni chiedevamo solo che venissero rispettati i divieti che voi avete messo».

«Cartelli che regolavano l’accesso, veicolare e pedonale, ai soli residenti. Ogni santo giorno più di cinquecento auto e autocarri (fra i divieti c’era anche quello ai mezzi superiori al metro e ottanta di larghezza) transitavano nell’angusta e strettissima via Beccheria; di questi meno del venti per cento erano autorizzati».

Dell’Amico si lamenta anche perchè non sarebbe stato mandato «qualche vigile a controllare il rispetto delle regole».

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