Il Tirreno

Dottoressa fa il pieno a spese dell’Asl

di Francesca Ferri
Dottoressa fa il pieno a spese dell’Asl

Con le carte di credito aziendali ha comprato carburante per la sua auto per 2.500 euro. Il procuratore: caso sintomatico

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MASSA. Accostava la sua Lancia al distributore di benzina, apriva lo sportellino del serbatoio, faceva il pieno e pagava ora con una carta di credito, ora con un’altra. Tutto regolare, sennonché entrambe le carte utilizzate non erano le sue ma appartenevano all’Asl 1 di Massa-Carrara che gliele aveva affidate per pagarci il carburante per le auto mediche.

Una guardia medica di 45 anni, di origine massese ma residente a San Giuliano Terme, in provincia di Pisa, è stata denunciata a piede libero dopo un’indagine di tre mesi condotta dalla squadra mobile di Massa, in collaborazione con i colleghi di Pisa.

La segnalazione è partita dalla stessa azienda sanitaria dopo un controllo sulle schede carburante. I conti non tornavano e così la polizia si è messa alle calcagna della donna. Gli accertamenti sono stati lunghi e complessi. La squadra mobile ha acquisito anche filmati e immagini dai sistemi di videosorveglianza di alcuni distributori di carburante in diverse province, ha effettuato pedinamenti e non ha risparmiato attenti controlli sui movimenti delle carte di credito.

Le indagini hanno portato a un risultato scoraggiante: oltre 2.500 euro mancano all’appello della carta carburante e sarebbero finiti nel serbatoio dell’auto privata della dottoressa, grazie a una trentina di operazioni. Alla fine la procura ha disposto la perquisizione per reati di frode a carico della donna che è stata denunciata ma si è dimostrata collaborativa e perciò è a piede libero.

Le indagini, tuttavia, vanno avanti, sia nei confronti della donna, per capire se anche altre spese da lei effettuate erano legittime o meno, sia a più ampio raggio per verificare se anche altri colleghi, in tutta l’azienda sanitaria, usassero lo stesso “giochetto” di pagare con la carta aziendale le loro spese private.

«L’episodio – spiega il procuratore capo della Repubblica di Massa, Aldo Giubilaro, – rientra tra i vari modi di approfittarsi compiuti nell’Asl 1 a vari livelli sui quali stiamo indagando». La gestione così sfacciatamente spudorata dei soldi pubblici nell’azienda sanitaria apuana, com’è noto, ha provocato un maxibuco di 244 milioni di euro (per il periodo 2006-2009) che nel frattempo, per le perdite accumulate, è aumentato fino a oltrepassare i 400 milioni, con un ex direttore amministrativo già in carcere per peculato, due direttori generali indagati e ancora molto da scavare per far luce nella voragine.

Nel conteggio finiscono, adesso, anche gli oltre 2.500 euro spillati dal medico per fare carburante. Briciole, rispetto al maxibuco ipermilionario, ma che secondo gli inquirenti sono sintomatiche di un malcostume radicato all’interno dell’azienda «dalla testa ai piedi». Questo caso, insomma, non sarebbe che la punta dell’iceberg.

L’Asl si limita a precisare che il medico in questione non è una dipendente diretta dell’azienda ma presta servizio come guardia medica in regime di convenzione.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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