La manifestazione
La Betlemme di duemila anni fa è qui
Atmosfere bibliche e ricostruzione storica nel presepe vivente del Cinquale, visitato già da 2.140 persone in due giorni
MONTIGNOSO. Attraversando le mura di paglia che lo delimitano sembra di essere piombati in un’altra era, con i suoi odori, i suoi colori, i suoi personaggi e la sua atmosfera comunitaria e pastorale. Il presepe vivente del Cinquale, allestito alla chiesa di San Giuseppe Artigiano, non è una rievocazione storica: è un tuffo nel passato.
Valicando la porta sembra di essere entrati realmente nella Betlemme di duemila anni fa. All’inizio, sulla destra, si scorge la capanna dell’Annunciazione, con l’angelo, per ricordare appunto l’annuncio del concepimento verginale e della nascita verginale di Gesù che viene fatto a Maria (per il Vangelo secondo Luca) e a suo padre Giuseppe (per il Vangelo secondo Matteo) dall’arcangelo Gabriele. Poi, davanti si snoda tutto il paesino, con le botteghe, le case, l’ambiente rurale. C’è l’impagliatrice intenta a costruire una sedia, il rilegatore che sta lavorando su un libro, il fornaio che sforna il pane. E poi il mugnaio, il contadino, la ricamatrice.
Camminando fra le capanne il presente viene momentaneamente sospeso in un tempo indeterminato e il visitatore è trascinato nel passato dal rumore del fabbro che batte il ferro, il raglio degli asini, il nitrito dei cavalli, il rumore dell’acqua che scorre sotto il ruscello e l’odore delle pastelle appena cotte.
Nel percorso si vede anche un orto curatissimo, con le sue verdure di stagione, e l’arrotino impegnato ad affilare la lama di uno strumento con una vera e propria macchina antica. Poi c’è il frantoio, dove viene macinato il grano, e delle case di contadini dove le ragazze lavano e stendono i panni. Il presepe è veramente curato nei minimi dettagli, dai personaggi, agli animali, alle deliziose capanne costruite a mano.
Il tutto per far conoscere un avvenimento storico che, forse nessuno – anche se tutti sono abituati a riproporlo con i loro presepi in miniatura – conosce alla perfezione: il giorno della nascita di Gesù. Non è un caso, infatti, che all’interno di questo micromondo, uno spazio sia stato dedicato a un fatto che ne fa da contorno: la strage degli innocenti attuata da Erode il Grande, il re della Guidea, all’epoca della nascita di Cristo. All’epoca, infatti, il re ordinò il massacro di bambini per uccidere Gesù. Questi scampò alla strage perché un angelo avvisò in sogno Giuseppe che, quindi, fuggì in Egitto.
Al presepe del Cinquale si è voluto ricordare anche questo. In un angolo, infatti, chiusi in una capanna, ci sono dei bambolotti appesi a testa in giù, che stanno lì come in memoria di quei, circa, trenta neonati uccisi dalle forze reali. «Questo – spiega Andrea Bigini, presidente Anspi, gruppo che si occupa da sempre dell’organizzazione del presepe – è un modo di far conoscere la storia, i mestieri, i valori del passato. Tutte cose che oggi, nell’era dei computer e della televisione, si stanno perdendo. Per questo sarebbe bello che i genitori coinvolgessero maggiormente le nuove generazioni a partecipare a queste forme di aggregazione sociale». «È da sottolineare – commenta don Maurizio, parroco della chiesa di San Giuseppe Artigiano – l’atmosfera di comunità che contraddistingue questo presepe. Tutti i volontari hanno lavorato assiduamente per dargli vita e il risultato è ottimo». Nelle prime due giornate – il 24 e 25 dicembre – sono stati 2.140 i visitatori e molti altri sono attesi.
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