Attenzione
«Eravamo pietrificati»
Vivi per miracolo i due carraresi autisti: «La Peugeot ha fatto una manovra folle»
REGGIO EMILIA. «Abbiamo fatto in tempo a vedere la Peugeot venirci contro frontalmente nella nostra corsia di marcia e, in pochissimi istanti, schiantarsi contro il pullman. Io, dopo un volo di una decina di metri, mi sono ritrovato disteso in mezzo all'erba con le gambe fracassate e la paura di essere tra i protagonisti di una strage». Così Cristian Fugazza, 39 anni, secondo autista del pullman, descrive quegli attimi tremendi in cui la tragedia lo ha investito, l’incidente a Codemondo di Reggio Emilia nella notte fra Natale e ieri, all’1,30: quattro morti, nove feriti. «Ero seduto a parlare con Diego Cavalli - continua il 39enne nativo di Milano, ma da anni residente a Carrara e ricoverato al reparto di Ortopedia del Santa Maria - un ragazzo di Traversetolo che era salito con noi per andare al Sali & Tabacchi, come gli altri, quando ho visto i fari della Peugeot farsi sempre più vicini: non abbiamo potuto fare niente, sono rimasto come pietrificato. Quel che mi ricordo è il volo che ho fatto attraverso il vetro, un gran frastuono, e poi il buio sopra il prato su cui sono finito». Fugazza è infatti stato catapultato a più di dieci metri di distanza dal luogo dell'incidente, finendo nei campi a sud della Provinciale, fortunatamente lontano dall'asfalto. «Subito non ho capito bene cosa fosse successo, poi ho cominciato a realizzare, ma non riuscivo a muovermi, anche se ero cosciente. Le gambe hanno cominciato a farmi un male terribile: ho il femore destro fratturato, così come la rotula, la tibia e il perone sinistro. Domani o nei prossimi giorni mi opereranno e non so se tornerò a camminare come prima. C'è il rischio che io resti zoppo, mi hanno detto i medici e comunque tra riabilitazione e tutto il resto ne avrò per quasi un anno. Ma la paura, il terrore di quei momenti non mi lascerà per molto più tempo: ora non ho nemmeno voglia di entrare in un'auto. Mi spiace per i quattro che hanno perso la vita sull'altra macchina, ma il loro conducente se l'è cercata».
Proprio la paura, la consapevolezza di aver sfiorato così da vicino la morte, e il tutto senza aver avuto alcuna possibilità di evitarlo, continua a perseguitare anche Gianluca Menconi, 47 anni, di Carrara, l'autista e il proprietario del mezzo andato quasi completamente distrutto. «Me la sono cavata con una spalla slogata, un versamento toracico e un trauma al cranio con consistente perdita di sangue - racconta dal suo letto nel reparto di Osservazione breve intensiva del Pronto soccorso del Santa Maria, dove è ricoverato - Ho lavorato per 20 anni a Montecchio e avevamo organizzato questa spedizione in tutta sicurezza assieme a questi giovani. Non ho bevuto, non ho fumato una sigaretta,anzi, dopo essere partiti da Traversetolo attorno all'1, ci siamo fermati qualche minuto a Barco, per far scendere a fumare i ragazzi. Non l'avessimo mai fatto...».
Non lontano dal suo letto, due stanze più avanti, è ricoverato anche l'autista della Peugeot, il cittadino nigeriano su cui pende un'accusa per omicidio colposo. «Una manovra folle - afferma scuotendo la testa Menconi, autista con oltre 20 anni di esperienza come conducente di pullman tra i due versanti dell'Appennino - da quello che ho potuto vedere la Peugeot 307 stava provando a superare a velocità sostenuta la Fiat Panda, portandosi sulla corsia di sinistra: le due auto si sono affiancate per qualche metro, poi, forse a causa del fondo ghiacciato, forse per un errore, la Peugeot ha sbandato leggermente ed è scartata verso destra, agganciandosi alla Panda, prima di finire dritta contro di noi. Io ho frenato e ho azionato il freno a mano elettrico, cercando di spostarmi verso destra, in modo da offrire il fianco e non il muso all'impatto, ma non ho avuto alcuna possibilità di evitare l'auto, era troppo vicina».
Anche Menconi, così come l'amico Fugazza, è stato catapultato fuori dall'abitacolo, finendo alcuni metri più avanti nei campi di Codemondo. «Una botta tremenda - continua il carrarese - ma per fortuna sono rimasto sempre cosciente, anche dopo il volo. La mia prima preoccupazione è stata di sapere come stessero i ragazzi, poveretti. Per fortuna a parte Diego Cavalli e pochi altri, che comunque hanno subito ferite lievi, nessuno si è fatto male in maniera grave. Continuo a pensare che se non ci fossimo fermati a Barco o fossimo partiti qualche attimo dopo da Traversetolo, non sarebbe successo nulla, ma non ho potuto far niente per evitarlo». Oltre all'operazione che dovrà subire alla spalla e i controlli riguardo al versamento toracico, il futuro come autista di Menconi sarà per sempre segnato da quest'episodio. «Oltre ai danni - conclude il 47enne - con un pullman distrutto e le scarse speranze che gli altri abbiano un'assicurazione, non so se tornerò di nuovo a guidare. Sono esperienze che ti segnano per sempre». (d.v.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
