Il dolore
Bocciato il ricorso fuori Brizzi e Telara
Ma oggi parte un’altra istanza per la commissione nazionale
MASSA CARRARA. Niente trucchi, niente inganni, niente, soprattutto, forzature correntizie. La commissione regionale di controllo del Pd ha ratificato, nell’arco di dodici ore, il verdetto emanato dalla direzione provinciale: Gianluca Brizzi e Maria Teresa Telara non hanno le firme necessarie (221) per partecipare alle parlamentarie di domenica 30. Il ricorso dei due ex segretari, rispettivamente, di Massa e di Carrara è stato dunque respinto. Oggi comunque, ai due dovrebbero essere consegnato l’elenco delle firme contestate (44 per Telara, 62 per Brizzi) o meglio non valide. Non valide perché, in sostanza, alcune erano doppie e le più non erano regolarmente iscritte al partito, ovvero con la quota del 2011 pagata.
«Non avevamo dubbi che la commissione regionale ratificasse quanto deciso dal provinciale per un motivo molto semplice, semplicissimo: il data base degli iscritti è lo stesso e non è modificabile - spiega Cesare Leri, coordinatore provinciale del Pd - Al netto delle polemiche, delle insinuazioni, l’esame delle firme era corretto. E vorrei ribadire una cosa: il Pd è un partito serio, ha regole serie e non c’è margine all’interpretazione. Non si tolgono le firme pretestuosamente ma per ragioni oggettive. E ora avanti, con una tappa di democrazia: con le primarie per la scelta dei parlamentari che mobiliteranno il nostro partito e i nostri elettori domenica. L’appuntamento con le urne è dalle 8 alle 21».
Leri considera chiusa la questione. Ma oggi Brizzi e Telara dovrebbero inviare il ricorso al nazionale. Ci sono cose che a loro e a chi ha firmato per loro non tornano. Per esempio si parla di una consegna di 275 firme da parte di Brizzi ma di solo 270 registrate. Anche sul problema delle firme doppie si annunciano iniziative per la trasparenza.
Di certo, negli ambienti vicini ai due esponenti del Pd, si punta l’indice sulla mancanza di un contradditorio sia in fase provinciale e ad anche regionale. Il via libera del regionale ai verbali è arrivato infatti via telefono (ma c’erano solo 12 ore a disposizione per la valutazione). Per non dire poi, in sostanza, che come Brizzi e Telara non hanno potuto vedere le firme a loro contestate, non hanno potuto toccare con mano e verificare nemmeno la correttezza di quelle date per buone agli altri candidati.
Insomma la tensione è sempre alta.
In campo però al momento e in maniera ufficiale sono i tre candidati a due posti nel listino unico (Camera a e Senato) regionale. Un posto, quello alla Camera dovrebbe esser buono, ovvero in una posizione tale da assicurare una candidatura certa (nei primi 18 insomma) l’altro invece è destinato ad un numero di listo molto più alto.
In ballo tre candidati, dicevamo. Il parlamentare uscente Andrea Rigoni punta alla qauarta legislatura. Massese, 53 anni, Rigoni è stato eletto per la prima volta nel 2001 al Senato (c’era un altro meccanismo e non il porcellum) per poi confermarsi alla Camera nel 2006 e nel 2008. In tutto meno di 15 anni di legislatura, quindi niente necessità di deroga. Così come nessuna necessità di presentare la firme per la candidatura alle parlamentarie.
In lizza poi Barbara Maffei, 32 anni, lunigianese, ingegnere, titolare di un noto agriturismo di Apella, ex assessore all’urbanistica di Licciana Nardi e sfidante poi alle primarie del maggio scorso del sindaco Enzo Manenti, poi riconfermatosi primo cittadino.
Il terzo candidato è Marco Musoni, carrarese, 35 anni, renziano doc, presidente dell’associazione politica Adesso! Massa Carrara, dirigente sportivo.
Rigoni è ovviamente l’uomo da battere. Maffei e Musoni hanno davvero poco tempo a disposizione per farsi conoscere (e votare) al di fuori dei confini comunali. Tutta la procedura delle parlamentarie è avvenuta durante le feste e votare la domenica prima di San Silvestro è davvero una scommessa per il partito democratico.
Aronne Angelici
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