Il Tirreno

Vigilantes in Provincia, uno assolto, 3 condannati

Vigilantes in Provincia, uno assolto, 3 condannati

Un anno all’ex ufficiale dell’Arma Augusto Calzetta e otto mesi all’amico Alibani. Estraneo ai fatti l’ex funzionario dell’ente Paolini, 14 mesi al ragioniere Cardillo

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MASSA. Tre condanne (tutte intorno all’anno e con pena sospesa) e un’assoluzione. Si è concluso così il processo di primo grado che vedeva imputati l'ex ufficiale dei carabinieri Augusto Calzetta (Istituto vigilanza apuano), Renato Alibani - con Calzetta coinvolto anche nel processo sulle false cremazioni del Mirteto - e due funzionari della Provincia: Lorenzo Paolini (dirigente del settore finanze e bilancio e controllo gestione) e Mario Cardillo (responsabile dell'ufficio economato). L’accusa era di falso, abuso d'ufficio e turbativa d'asta. Reati commessi in merito alla concessione di un appalto del valore di quindicimila euro all'anno all’Istituto vigilanza apuano. Per quella cifra doveva essere coperto il controllo degli edifici provinciali, da palazzo Ducale alle scuole dell'ente.

Paolini è stato l’unico a dimostrare la sua estraneità ai fatti contestati. Per gli altri tre invece il giudice Garofalo ha deciso per la condanna: otto mesi ad Alibani, un anno a Calzetta e un anno e due mesi a Cardillo. Il giudice monocratico però ha ravvisato l’abuso d’ufficio. Reato che era stato già ipotizzato a chiusura delle indagini dal pm (allora era Federico Manotti, poi sostituito dal collega Vito Bertoni), ma escluso dal gup Ermanno De Mattia in udienza preliminare. Risultato? Le difese hanno un’arma per impugnare la sentenza (prima però bisognerà conoscere le motivazioni di Garofalo) e per ricominciare tutto da capo. Primo perché un giudice si era già espresso in merito, secondo perché per abuso d’ufficio è competente il collegiale e non il monocratico.

La guardia di finanza dopo le rivelazioni di una ex socia di Calzetta (vedi box) aveva sequestrato un discreto numero di documenti in Provincia. Tutti riguardati l'appalto di sorveglianza concesso all'Istituto di vigilanza nel 2007 (la determina era dell'otto marzo del 2007). La fonte della procura aveva fornito prove che sono state contestate immediatamente al dirigente e al funzionario, tra i primi a essere iscritti nel registro degli indagati. La contestazione più grave è quella di aver attestato il falso nel provvedimento amministrativo che affidava alla società di Calzetta (e di Alibani) l'appalto di sorveglianza. Falso che però per il giudice solo Cardillo ha commesso. In pratica nella determina c’era scritto che avevano contattato telefonicamente l'Istituto vigilanza apuano (che vinse la gara), l'Euroservizi srl (società di Alibani e quindi in conflitto di interesse) e la Metronotte Massa srl. Il titolare di quest'ultima ditta però sentito dal pubblico ministero era caduto dalle nuvole, dichiarando che mai nessuno da palazzo Ducale lo aveva chiamato per comunicargli che c'era un appalto del genere in ballo. Secondo l'accusa quindi era già tutto calcolato: doveva vincere Calzetta e così l'unico suo concorrente era Alibani, con il quale però l'ex ufficiale condivideva la proprietà dell'Istituto viglianza apuano (uno era amministratore delegato e l'altro vice presidente del cda).

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