Il dolore
Pd, fuori Brizzi e Telara. E’ polemica per le firme
In lizza alle parlamentarie del 30 dicembre restano in tre candidati per due posti Corrono Andrea Rigoni, Barbara Maffei e il renziano Marco Musoni
CARRARA. «Non hanno ritenuto valida la mia firma e quella dei miei familiari, iscritti al Pd da una vita. Ho presentato ricorso e chiesto di vedere quali sono le firme cassate dalla commissione provinciale. Tanto più che l’esame è stato fatto nottetempo e senza la presenza di un rappresentante dei candidati. Ho avuto l’elenco in mano per minuto ma mi è bastato per capire che ai miei possibili errori sono seguiti errori, certi, di chi ha deciso la mia esclusione. Sono davvero amareggiato».
Gianluca Brizzi, 37 anni, ex segretario del Pd massese e ora assessore provinciale ai lavori pubblici, è fuori dalla parlamentarie del Pd che si terranno il 30 dicembre per designare due nomi per il listino regionale unico di Camera e Senato. Il più votato avrà un buon posto nel listino, il secondo dovrà sperare solo nel cappotto del Pd.
Brizzi, renziano doc, non è il solo escluso. Anche Maria Teresa Telara, 58 anni, imprenditrice di Carrara, anche lei ex segretario del partito, è rimasta fuori. Servivano 220 firme ne ha presentate 255 ma 44 sono state annullate perchè doppie o di persone con l’iscrizione non in regola al partito. A Brizzi ne sono state annullate ben 62.
Via libera invece per la candidatura di Andrea Rigoni, 53 anni, parlamentare uscente (tre legislature alle spalle ma con meno di 15 anni di attività): lui di firme non doveva presentarne. Rigoni se la vedrà con Barbara Maffei, 32 anni, lunigianese, titolare di un noto agriturismo di Apella ed ex assessore all’urbanistica di Licciana Nardi, bersaniana come Rigoni. Il terzo incomodo è un renziano, Marco Musoni, 35 anni, carrarese, promotore dell’associazione politica »Adesso Massa Carrara».
Due uomini e una donna: e la parità di genere?
«Rispettata in pieno - spiega il coordinatore provinciale del Pd Cesare Leri - il regolamento parla del 33%. E ci siamo. Non solo ma alla fine le candidature rispecchiano anche la territorialità, Massa, Carrara e la Lunigiana. Brizzi e Telara non sono stati ammessi perché le firme, quelle ritenute regolari dai funzionari, non erano sufficienti. Il Pd si presenta all’Italia anche come il partito delle regole, i primi a rispettarle bisogna essere noi. La direzione provinciale ha preso atto all’unanimità, un solo contrario, del lavoro svolto dalla commissione. Debbo anche dire che rispetto ad altre federazioni noi abbiamo concesso un giorno di più per la raccolta delle firme. Ricorsi? Ci è stato chiesto di vedere l’elenco delle firme cassate, il primo giorno utile a causa delle feste è il 27».
Dice Telara: «Le regole sono regole, certo, sono stata anche segretaria di partito. Attendo però di vedere quali sono stati gli errori commessi nella presentazione delle firme. La mia non era un’autocandidatura mi hanno spinto storici circoli e tante firme arrivano anche da Montignoso. Tutte peraltro raccolte in 24 ore. Ringrazio tutti coloro che mi hanno sostenuto e attendo di vedere, con serenità, l’elenco con le oltre 40 firme giudicate non regolari».
Cauta Telara. Meno Brizzi. «Che la mia firma non sia ritenuta valida è già un palese errore. Ho presentato un ricorso. La direzione provinciale? C’ero. Non è stato possibile alcun contradditorio o discussione. Ho raccolto firme in pochissimo tempo in tutta la Provincia e anche a Montignoso persino tra i bersaniani. Li ringrazio». (Ar.An.)
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