Attenzione
«Via quelle luci buone per un outlet da piazza Mercurio»
Il professor Fabrizio Federici, storico della Normale di Pisa spara a zero sulla scelta dei led per illuminare i palazzi
MASSA. Luci sbagliate, inadatte per l’architettura generale di Piazza Mercurio. A sostenerlo non è un passante qualsiasi ma il professor Fabrizio Federici, storico dell'arte della Scuola Normale Superiore di Pisa, già allievo di Salvatore Settis. Già alcune critiche si erano levate all’indomani della inaugurazione rivolte al sistema di illuminazione a led, ultramoderno installato nella piazza. Un sistema programmabile con un software e quindi modulabile a seconda delle occasioni in piazza.
«La liberazione dalle auto e la riqualificazione delle due principali e più antiche piazze di Massa costituiscono un'operazione di grande rilievo culturale, lungamente attesa - premette il professor Federici - si può essere in disaccordo su questo o quell'aspetto dell'intervento (e numerose sono state le critiche, in buona parte pretestuose), ma in generale all'amministrazione va il plauso per aver tradotto in realtà un sogno vecchio di decenni. Peccato che la gioia sia stata sporcata dalle scelte relative all'illuminazione di Piazza Mercurio, dove ci si sarebbe aspettati una soluzione improntata alla sobrietà e alla semplicità, rispettosa dei delicati valori formali dell'invaso cinquecentesco (ricorrendo, ad esempio, ad una luce calda e sommessa, emanata da qualche lampione vecchio stile e da applique perimetrali)»
Federici entra proprio nel merito.
«Dai fari collocati sotto ai cornicioni dei palazzi, invece, spiove una luce lattiginosa e, soprattutto, troppo forte: sembra di trovarsi in uno stadio o nel parcheggio di un centro commerciale. La vera chicca, però, è rappresentata dalla parata di led multicolori che sfilano sulle facciate dei palazzi Colombini, Bourdillon e Nizza e dell'oratorio di San Giovanni Decollato, e che irraggiano una luce glaciale, con sfumature rosa, viola, blu». Scelte sbagliate insomma per il professore. Che insiste: «Numerosi sono i motivi per opporsi a questa illuminazione: è fatta male (in molti punti le fonti luminose non sono nascoste, ma lasciate bene in vista); le strutture su cui sono montati i led intaccano e guastano le architetture anche di giorno, quando le luci sono spente; in tempi difficili come questi e in una città che già soffre di un grave inquinamento luminoso sarebbe stato meglio tenere un profilo basso (la scelta dei led è stata giustificata con il risparmio energetico, ma quanto di più si sarebbe risparmiato a non realizzare affatto questo orpello?). La perplessità maggiore, tuttavia, è legata al contesto: se la soluzione adottata è perfetta per un casinò o per un outlet, molto meno è indicata per uno spazio di grande valore storico ed architettonico. Le file di lumini colorati, disposte sulle linee marcapiano, i davanzali e persino sotto i capitelli, impediscono di gustare anche dopo il tramonto la bellezza di linee architettoniche classiche o timidamente barocche.
L'immaginario culturale che sta dietro a questa scelta è sconfortante: un immaginario di matrice televisiva, che vede in una pacchiana spettacolarizzazione l'unica via per 'valorizzare' le testimonianze del passato. Una strategia di cui si vedono i frutti non solo a Massa: sono di questi giorni le immagini della nuova, discutibile illuminazione della Loggia dei Lanzi. La soluzione è semplice e a costo zero: smontare questa pagliacciata, rispolverandola - se proprio si vuole - per il Carnevale».
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