Il dolore
Molestie e mobbing a Cinzia Viola, il Comune condannato anche in appello
Due le novità rispetto al primo grado: il risarcimento aumentato di 15mila euro e viene chiamato a ripagare il 60% delle spese il dipendente che la molestò
CARRARA. Anche la Corte d’Appello di Genova dà ragione in toto alla funzionaria comunale dottoressa Cinzia Viola: e, rispetto al primo grado, i giudici genovesi rincarano la dose. Se infatti, in primo grado il risarcimento per i danni, a seguito del mobbing e delle molestie sessuali subite da parte di un collega, era stato di 10.728.84 euro (più 9.909 di spese legali da liquidare da parte del Comune), nella sentenza d’appello ci sono alcune novita. Innanzitutto, si condanna il Comune di Carrara a pagare a Viola Cinzia, a titolo di risarcimento del danno, l'ulteriore somma di 15mila euro (quantificata ai valori attuali), oltre agli interessi legali. Il Comune era stato ritenuto responsabile dell’episodio relativo alle molestie sessuali subite sul luogo di lavoro, nonché dei successivi comportamenti vessatori attuati dai colleghi e superiori. In più, si inserisce una condanna all’autore materiale delle molestie, coinvolto da parte di palazzo comunale, e ritenuto quindi corresponsabile: l’ex dipendente dovrà a rifondere al Comune di Carrara il 60% della cifra aggiuntiva (pari a 9mila euro oltre accessori); non solo, dovrà rifondere al Comune di Carrara il 60% delle somme già riconosciute in forza della sentenza di primo grado (quindi, poco meno di 7mila euro, il 60 per cento di 10.758). Sempre lo stesso ex dipendente autore delle molestie dovrà rifondere in favore del Comune le spese di primo grado (1.550 euro). Non è finita. La corte d’appello condanna il Comune alla rifusione, in favore di Cinzia Viola, delle spese del secondo grado del giudizio, 2.500 euro, oltre Iva e Cpa; e lo stesso ex dipendente pagherà le spese di secondo grado del Comune (1.550 euro). Insomma, anche da Genova arriva una piena vittoria giudiziaria per la funzionaria comunale, anche se sono passati ormai quasi tredici anni dall’inizio della causa.
In primo grado la sentenza era stata emessa dal giudice del lavoro Erminia Agostini di Massa, che già aveva accolto integralmente le richieste avanzate nel ricorso di Cinzia Viola. Era stata riconosciuta la responsabilità del Comune sia per quel che riguarda le molestie subite da un collega, che per il mobbing a cui era stata sottoposta dentro Palazzo civico. La giudice del lavoro aveva dimostrato in modo così forte la sussistenza delle accuse, che poi i giudici di secondo grado hanno aumentato la cifra del risarcimento, e confermato pienamente l’impianto accusatorio, salvo come detto coinvolgere nel pagamento del risarcimento il dipendente accusato di molestie. Commenta la funzionaria comunale: «La sentenza di primo grado era già chiara ed esaustiva di tutta la mia sofferenza, e il mio interesse era proprio che riconfermassero i passaggi giuridici salienti, al di là dell’aumento del risarcimento, visto che nessuna cifra potrà mai ripagarmi di tutto quello che ho passato e subito, e del pregiudizio latente che ha segnato tutto il mio percorso lavorativo. Quindi la mia soddisfazione è soprattutto morale». Cinzia Viola tiene a precisare un aspetto: «In tutti questi anni non ho mai voluto coinvolgere in prima persona, a qualsiasi livello, il dipendente comunale autore delle molestie, perché avevo sempre ritenuto che fosse un uomo bisognoso d’aiuto. Legalmente, già con il decreto penale di condanna, avrei potuto citarlo in giudizio civile, ma non l’ho mai fatto. Ho sempre ritenuto che fosse il Comune il responsabile di tutto, attivando vergognosamente meccanismi perversi di distorsione dei fatti; si ricordi che si parlò addirittura di complotto politico contro il sindaco; il tutto diretto anche a farmi destabilizzare. Il paradosso è che il molestatore, dopo essere stato quindi strumentalizzato dall’amministrazione di alloora, adesso si trova paradossalmente a dover risarcire parzialmente il Comune. E non per causa mia». «Questa sentenza - conclude - è un’ulteriore soddisfazione, che mi fa guardare con fiducia e maggiore determinazione, e impegno, al mio futuro percorso lavorativo e anche di vita privata. Devo riconoscere che sul lavoro il clima oggi è più sereno e auspico che questa sentenza bandisca definitivamente ogni tipo di pregiudiziale nei miei confronti e che mi sia data la possibilità di dimostrare tutto il mio valore. E come ho già detto, in questo momento penso alle persone che non ci sono più, e che mi sono sempre state vicine, e a mio figlio che è uscito molto amareggiato da tutte queste vicissitudini. E penso a tante altre donne bisognose di aiuto, soprattutto in questo momento: l’invito è a ribellarsi, e a denunciare qualsiasi tipo di sopruso, sia nell’ambito privato e lavorativo, e non perdere mai la forza, la dignità, e credere che prima o poi arriverà la giustizia, anche se in ritardo. La verità è rivoluzionaria; e bisogna guardare sempre avanti. Vorrei ringraziare il mio avvocato Claudio Lalli, sempre eccezionale, e tutti quelli che mi hanno sempre sostenuto, e mi hanno dimostrato, magari con un piccolo gesto, stima e solidarietà».
Massimo Braglia
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