Finanza
Grido d’allarme della Corte dei Conti
Passato al setaccio il bilancio comunale, riscontrate gravi irregolarità nell’indebitamento e nel patto di stabilità
CARRARA. Nuovo grido d’allarme della Corte dei Conti sul bilancio di palazzo comunale. D’altra parte, Carrara è il secondo Comune più indebitato d’Italia, ha il fardello della strada dei Marmi, e far quadrare i conti non è semplice. Fatto sta che la sezione regionale di Controllo per la Toscana, composta dai magistrati Vittorio Giuseppone, Raimondo Pollastrini, Laura D’Ambrosio e Marco Boncompagni, nella relazione di tre pagine di recente recapitata all’attenzione dell’amministrazione comunale sottolineano l’esigenza di programmare i bilanci di previsione 2013 e 2014 diversamente da quanto fatto finora.
Nella premessa, si ricorda che la legge prevede l’adozione di “specifiche pronunce” «nel caso di mancato rispetto degli obiettivi annuali posti dal patto di stabilità interno, dell’osservanza del vincolo previsto in materia di indebitamento dall’articolo 119, ultimo comma, della Costituzione (ovvero, “i Comuni possono ricorrere all'indebitamento solo per finanziare spese di investimento. E' esclusa ogni garanzia dello Stato sui prestiti dagli stessi contratti”, ndr), nonché nelle ipotesi di comportamenti difformi dalla sana gestione finanziaria e di irregolarità grave, ritenendosi tale una irregolarità contabile e finanziaria che incida in modo rilevante sugli equilibri finanziari». E ancora, la Corte dei Conti specifica che «l’adozione di “specifiche pronunce” ha la finalità di “avvisare” l’organo elettivo e di promuovere, eventualmente, le opportune misure correttive o compensative».
Fatte queste premesse, due le pronunce adottate. La prima riguarda la capacità di indebitamento. Si fa notare che il Comune di Carrara ha superato il limite percentuale previsto dalla normativa attuale per l’esercizio 2012 e nel bilancio pluriennale (che ha carattere autorizzatorio), e ciò «costituisce grave irregolarità contabile, tenuto conto che le percentuali previste dalla norma sono da ritenersi quali limiti massimi propedeutici all’attivazione di una procedura di indebitamento e rispondono al conseguimento della sana gestione e della regolarità del procedimento di costruzione del bilancio. Tuttavia appare rispettato il vincolo previsto dall’articolo 119, ultimo comma, della Costituzione» (cioè, come detto, si tratta di indebitamento per spese di investimento, sostanzialmente la via dei marmi). L’altra pronuncia riguarda il patto di stabilità: «L’impostazione del bilancio pluriennale per le annualità 2013 e 2014 non garantisce il rispetto del patto di stabilità e costituisce una grave irregolarità contabile, per cui è necessaria l’assunzione immediata di idonei atti di correzione e l’eventuale rideterminazione delle previsioni di bilancio. E’ stato, infatti, rilevato che la previsione del bilancio pluriennale per gli esercizi 2013 e 2014 non è tale da consentire il rispetto degli obiettivi programmatici, come rideterminati a seguito dell’adozione del patto orizzontale nazionale, che, attribuendo benefici sull’obiettivo 2012, ritiene che gli stessi debbano essere recuperati nei due esercizi successivi». Insomma, al di là dei necessari tecnicismi, l’avvertimento della Corte dei Conti appare netto: il Comune deve darsi una mossa a tagliare le spese e ad aumentare le entrate. Siccome la pressione fiscale sui cittadini è alta, la strada appare obbligata. Quindi, vendere quello che si può (ma Area che fine ha fatto?), e incassare di più dal marmo, magari cassando in fretta i beni estimati. (m.b.)
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