La manifestazione
Per due famiglie l’evacuazione continua
Primi bilanci dei danni dopo il rogo che ha semidistrutto una palazzina in via delle Rose dove è arsa viva una 73enne
ORTONOVO. Si respira ancora l’acre odore di cose bruciate in via delle Rose dove si erge la elegante palazzina a tre livelli nella quale abitava Leda Musetti, la 73enne arsa viva dal rogo che ha devastato l’appartamento all’ultimo piano, condiviso con la figlia 36enne Grazia Briglia.
Un incendio di certo causato da corto circuito mentre era in funzione la lavatrice tenuta in uno stanzino all’interno del quale Leda Musetti ha trovato orribile fine.
Un sole luminoso e quasi primaverile risplende sulla Piana ortonovese dove, poche ore prima, si è consumata una tragedia assurda, i cui risvolti sono ancora oggetto di indagine da parte delle forze dell’ordine e dei vigili del fuoco, i cui rapresentanti hanno stazionato sul posto per l’intera giornata. Frammisti alle divise e alle tute ignifughe, si notano abiti borghesi: sono quelli degli indaffarati residenti nella palazzina gialla che si erge a un tiro di schioppo dalle Colline del Sole.
C’è chi cerca di portare via oggetti e cose dagli appartamenti ancora inagibili, in vista di una ulteriore nottata da passare altrove, in casa di amici e parenti, dato che i vigili del fuoco non hanno ancora accertato pienamente se la struttura portante dell’edificio garantirà stabilità e, conseguentemente sicurezza.
Di certo la parte sinistra della palazzina, quella relativa all’appartamento di Leda Musetti, per intendervi, è maggiormente sotto controllo.
Il terribile calore potrebbe aver lesionato soffitti e solai, ma anche i muri portanti dell’edificio. Tutto da verificare. Nel frattempo, per sicurezza, permesso negato di rientrare in casa se non, appunto, per prendere qualcosa- I residenti nell’ala destra, invece, già nella tarda mattinata di ieri hanno potuto riprendere possesso dei rispettivi appartamenti, come nel caso di Federico Faita che, assieme al padre, abita all’ultimo piano, proprio accanto all’abitazione della povera Leda Musetti, anche se i due appartamenti sono divisi da un terzo, la cui porta d’ingresso è chiusa.
«L’altra sera - racconta Federico Faita - è stato un amico che abita nei pressi ad avvisarmi, per telefono, che dalla nostra palazzina vedeva uscire fiamme. Un attimo dopo ho sentito odore di fumo e l’incubo è cominciato». All’esterno, in mezzo ai pompieri, c’è’ Liviana Mattioni che ancora attende la loro decisione. Poca la voglia di parlare. Si limita ad accompagnarci lungo le scale, fin dove è consentito salire, prima di incontarare il nastro biancorosso che impone l’alt.
Ancora scene da sfollati. Sui vari pianerottoli c’è gente che raccoglie cose, tenendo costantemente lo sguardo verso il soffitto. «Ci sono infiltrazioni della tantissima acqua che i pompieri hanno buttato per spegnere le fiamme» dice un indaffarato residente che ha avuto il permesso di salire in casa, ma solo per il tempo necessario a prelevare delle cose.
Un altro mormora: «Chissà cosa ne sarà della nostra casa che abbiamo messo su pezzo per pezzo, con tanto sacrificio».
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