Il Tirreno

«La sentenza d’appello anche a mio favore»

Il notaio Vertere Morichelli pronto ad andare in Cassazione dopo la condanna per falso ideologico

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AULLA. “Falso ideologico in atti pubblici”: per questo capo di imputazione era finito sotto accusa un famoso notaio lunigianese, Vertere Morichelli, 62 anni, con studio ad Aulla e clienti in tutta la Provincia. Pochi giorni fa la Corte d’Appello di Genova ha confermato la condanna a tre anni e tre mesi, però, secondo Morichelli, la sentenza di secondo grado segnerebbe alcuni punti in suo favore. La vicenda parte dalla denuncia dei fratelli del signor Carlo Lumachelli, i quali contestavano due procure rilasciate da Carlo al notaio per la vendita di alcuni beni del patrimonio di famiglia. Secondo l’accusa, Morichelli avrebbe attestato falsamente che Carlo Lumachelli aveva dichiarato di non potere sottoscrivere le due procure (una generale il 25 settembre 2000 e l’altra speciale il 24 ottobre 2001), quando nessuna dichiarazione sarebbe in realtà pervenuta. Così Carlo Lumachelli avrebbe fatto ricorso ad una procura speciale rilasciata ad un avvocato spezzino, ma anche questa procura speciale è stata ritenuta illegittima. Infatti, sempre secondo l’accusa, Carlo Lumachelli il 29 settembre 2000 non aveva dichiarato di non potere sottoscrivere l’atto per una malattia che gli impediva il controllo della mano destra e il 24 ottobre 2001 non aveva dichiarato di non potere sottoscrivere l’atto per difficoltà ad articolare le mani. E questo perché? Perché Carlo Lumachelli, nel frattempo deceduto, non sarebbe stato in grado di pronunciare una frase di senso compiuto a causa di una malattia gravemente invalidante. Ed è da qui che parte Morichelli nel fare la propria autodifesa nello studio di via Resistenza: «Come può esservi falso se ho letto l’atto in presenza dei testimoni, ovvero dei fratelli, e questi l’avevano approvato? Secondo me, il problema è di interpretazione di norme giuridiche, forse non siamo riusciti a farci capire dai giudici. E poi i fratelli avevano aperto un altro procedimento nei miei confronti per falso ideologico in merito a un testamento, però la Procura della Repubblica lo ha archiviato. Quindi, rimane in piedi questo procedimento. E’ vero che i giudici della Corte d’Appello hanno confermato la condanna, ma la parte civile, costituita dai fratelli, è stata estromessa: pertanto, è stato sancito che non ho provocato alcun danno e nessun risarcimento è dovuto ai fratelli. Fortunatamente, questo lo voglio dire, nonostante la confermata condanna in secondo grado, ho ricevuto manifestazioni di solidarietà da parte di tanta gente comune». Insomma, in Cassazione il notaio si aspetta un’assoluzione.

Gianluca Uberti

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