Sicurezza
Cif: il centro d’ascolto chiude ma dovrebbe crescere
CARRARA. La professoressa Carla Poggianti, presidente dell’Associazione di volontariato "Cif - Centro italiano femminile Carrara Onlus", che fino a martedì 18 ha avuto in gestione il Centro d'Ascolto...
CARRARA. La professoressa Carla Poggianti, presidente dell’Associazione di volontariato "Cif - Centro italiano femminile Carrara Onlus", che fino a martedì 18 ha avuto in gestione il Centro d'Ascolto Comunale "Donna chiama Donna", vinto con gara ad agosto 2010, si è rivolta con una lettera aperta al sindaco. «Il Centro - ricorda - fa da tramite fra le donne in difficoltà ed i servizi sociali. Svolge un servizio importante sul territorio ed è a disposizione gratuita di tutte le persone che vi si vogliono rivolgere. La gestione si è valsa di operatrici preparate con corsi di Formazione». Adesso, però, la presidente recrimina per due aspetti: «Uno, la mancanza di pubblicità ad un "servizio pubblico" che la maggior parte dei cittadini non sa nemmeno che esiste e due, la mancanza di buona fede al momento in cui ci è stato affidato il servizio. La gara infatti si è svolta ad agosto 2010 - scrive - le chiavi ci sono state consegnate il 6 settembre 2010, il servizio è cominciato subito, ma la convenzione è stata firmata il 18 dicembre 2010. Il corrispettivo per due anni è stato fissato in 25.740 euro ma, secondo la dirigente, i mesi da settembre a dicembre non contano. Il servizio dell'Associazione Cif Carrara Onlus è finito, ma proprio per l'esperienza che abbiamo avuto e le situazioni familiari che abbiamo incontrato, riteniamo che il Centro d'Ascolto vada potenziato e che debba svolgere un ruolo d'intermediazione ancora più forte nel far sentire le donne "cittadine" a pieno titolo del Comune in cui vivono. La stessa cosa posso dire sulla Commissione Pari Opportunità,di cui ho fatto parte».
E aggiunge: «Perchè qualcuno non spiega pubblicamente quale dovrebbe essere il ruolo della Commissione Pari Opportunità? Spero che in un momento in cui i cittadini e le cittadine del Comune si trovano ad affrontare i grossi problemi sociali conseguenti all'alluvione, in cui le famiglie coinvolte sanno quanto il ritorno alla "normalità" dipenda dal lavoro casalingo delle donne (quello che non prezzo di mercato!), alle donne stesse non venga tolto un sostegno di grande importanza sociale. Si possono fare le leggi e magari vantarsi di una targa a ricordo del 7 luglio, ma se si continua a pensare che la cittadinanza è una questione "maschile", e le donne sono discriminate e non rispettate (sicuramente più dei "gay"), il cosiddetto progresso sociale rimarrà una chimera», conclude amaramente.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google