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Lavori dopo l’alluvione L’urgenza slitta a febbraio
Gli interventi per sistemare il territorio dovevano partire il 12 dicembre Il governo però non li ha inseriti nello stato d’emergenza perché la legge lo vieta
MASSA. Una transenna su via delle Pinete alla Partaccia è tutto quel che nel comune di Massa è avviato, al momento, degli otto interventi “indifferibili e urgenti” per risistemare torrenti e ponti dopo il disastro dell’alluvione del 10 e 11 novembre.
I lavori, che in tutta la provincia ammontano a 28 per un costo di 24 milioni di euro, dovevano cominciare entro il 12 dicembre ma sono slittati di molte settimane (a livello provinciale alcuni addirittura a marzo). A quando, di preciso, si chiedono i massesi? E perché, se lo stesso presidente della Regione, Enrico Rossi, li aveva definiti «inderogabili»?
Innanzitutto le date. I tre interventi in carico al Comune (ripristino di 4 ponticelli sugli affluenti del Ricortola, lavori sul Candia e ricostruzione dei ponti sul Ricortola) sono già stati affidati alle ditte e i cantieri sono imminenti. Per le opere affidate alla Provincia (ripristino argini del Ricortola, messa in sicurezza della strada provinciale 6 a Bergiola-Lavacchio e consolidamento versanti a monte delle provinciali 5 e 6), la fase di progettazione termina venerdì 21 dicembre; il 7 gennaio partiranno le lettere di proposta di ingaggio alle ditte e a fine gennaio si aprono i cantieri. Slitta all’inizio di febbraio solo l’intervento sul Fescione, ultimo tratto del Canal Magro, perché, essendo molto costoso (4 milioni di euro) l’ente concede alle ditte più tempo per rispondere all’appello. Gli interventi a carico dell’Unione Comuni montani della Lunigiana (che a Massa ripristinerà il reticolo dei corsi a monte del Ricortola) hanno terminato la fase progettuale e sono in quella di affidamento lavori, che termina a inizio gennaio. I lavori partono a febbraio.
L’emergenza? Sì, ma non come un anno fa. Il motivo del rinvio è da ricercarsi nella delibera con cui il consiglio dei ministri, lo scorso 11 dicembre, ha dichiarato lo stato d’emergenza in Toscana fino al 10 marzo 2013. Lo stato d’emergenza, oltre a stanziare fondi extra per fare i lavori necessari al ripristino e alla messa in sicurezza del territorio (nel caso della Toscana 14 milioni di euro), prevede anche alcune “scorciatoie” sui tempi per realizzarli. I ventotto interventi previsti a Massa-Carrara, però, non sono esplicitamente richiamati nella delibera, come invece era accaduto l’anno scorso per l’alluvione ad Aulla. Per l’alluvione di quest’anno la riforma della legge sulla protezione civile non lo permette. E dunque la Regione non ha potuto far altro che raccogliere tutte le norme in materia di lavori pubblici, appigliarsi a ogni cavillo per accorciare i tempi e sperare nella collaborazione degli enti coinvolti nella ricostruzione.
Le solite procedure lumaca. Ad esempio: un intervento che richieda il parere della Soprintendenza, con lo stato d’emergenza lo ottiene in brevissimo tempo; in condizioni normali possono passare 60 giorni. Quest’anno, insomma, lavori e appalti dovranno seguire la strada ordinaria. In realtà qualche accelerata è possibile. Non solo perché la Regione sta col fiato sul collo agli enti perché si sbrighino, ma anche perché gli appalti vengono affidati senza gara, individuano le ditte certificate direttamente dal sito internet dell’Autorità di vigilanza per i lavori pubblici e poi convocate con lettera. Come detto, alcune lettere sono già partite, altre attenderanno gennaio.
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