Il Tirreno

Il don a Napolitano: ci faccia un regalo

Il parroco scrive al presidente per il ponte di Serricciolo, ma anche per i due marinai ancora prigionieri in India

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AULLA. «Sono il parroco di alcuni paesini della Lunigiana, che hanno dei nomi quasi poetici: Bigliolo, Magliano, Agnino, Montecorto. Non li cerchi sulla carta geografica, non ci sono, a meno che non sia particolarmente grande. L'undici novembre, abbiamo subito la piena di un torrentaccio, anch'esso con un nome poetico, dolce e femminile: Aulella. Ha demolito completamente un ponte, che era l'unico collegamento tra noi e il resto della regione. Da quaranta giorni la mia gente sta subendo ogni sorta di disagio, economico, sanitario e morale. Le vie alternative sono estremamente disagiate, fragili, tortuose, a rischio di frane. Ci sentiamo isolati, in tutti i sensi. Ci aiuti Presidente»: è questo l'appello contenuto in una lettera che il parroco monsignor Antonio Vigo, presidente onorario dell’associazione Ponte 63 ha inviato al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, dopo i danni provocati dall'alluvione, per chiedere un “regalo di Natale”.

Scrive: «Un balletto di promesse, smentite, giravolte, sta facendo via via aumentare considerevolmente la rabbia di un popolo. All’ultima riunione in Prefettura, alla quale ho partecipato, per l’ennesima volta ci è stato negato un qualsiasi passaggio temporaneo sul torrente che soprattutto fosse a salvaguardia per la nostra salute ed economia, in attesa del ponte definitivo che dicono i tecnici, dovrebbe essere costruito in sei mesi – sono partiti da nove mesi , poi sei. Ho letto da qualche parte che in Cina costruiscono edifici di svariati piani in una settimana e sembra perfino che non cadano. Durante la guerra se cadeva un ponte di vitale importanza strategica, un ponte di appena sessanta metri, sicuramente non avrebbero atteso sei o più mesi per ricostruirlo. Ma si parla di Cina e di guerra, noi siamo in Italia e in pace, forse sta qui tutta la differenza», aggiunge amaramente.

E prosegue: «Non oso pensare se nevicherà, cosa ci potrà capitare! Sarà la fine del mondo, altro che quella profetizzata dai Maya. Il nostro 21 dicembre è cominciato l’undici novembre. E paghiamo le tasse: glielo garantisco io signor presidente, tutti, a cominciare da me».

Ma il parroco si preoccupa anche della situazione dei due fucilieri della Marina Militare, e annuncia che rinuncerà a tutte le sue onorificenze. «Inoltre - scrive - sono così sconvolto dalla situazione dei nostri due fucilieri di Marina in India, che mi sono chiesto come avrei potuto fare, nel mio piccolo, per testimoniare il mio amore per loro. Ho deciso. Per loro e la mia gente, per i poveri, i piccoli, quelli che non contano niente e che per i quali spesso si fanno sulla loro pelle questioni di soldi o di spiccioli interesse di fazione politica, rimetto nelle sue mani quello che ho di più prezioso. Ho passato una vita a servizio della mia amata Marina Militare, raggiungendo il grado di Ispettore dell’Ordinariato Militare per la Marina, e di Vicario episcopale per le Forze Armate del Sud Italia ed Isole, la commenda dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, mi è stata conferita nel 2000 dal Presidente Ciampi,dopo la missione a Timor Est. Ne sono sempre andato fiero così tanto da considerarla immeritata . Nei momenti difficili la tenevo tra le mani, sembrava mi desse il coraggio necessario per andare avanti. Ora non mi dice più niente. Come faccio a compiacermi di un oggetto che mi testimonia la stima di una Patria che non è in grado di garantire i diritti minimi fondamentali alla mia gente, vita e lavoro e che dopo quasi un anno non riesce a portare a casa due sottufficiali impegnati a difendere una Nave che batteva bandiera italiana? Passerò per Roma, lascerò il plico con il decreto di Nomina, ai corazzieri al Corpo di Guardia del Quirinale. Non la disturberò. Spero che qualcuno le recapiti questa mia lettera. L’insegna, la terrò io, l’ho comprata io. La terrò in un cassetto, visto che non potrò più fregiarmene per il resto della vita. La guarderò con profondo dolore e nostalgia per una Patria che mi ha deluso. Lei, signor presidente, ha tutta la mia ammirazione e rispetto. In un tragico momento per la nostra Patria dove nomi e ballerine la fan da padrone, lei, è un gigante!». E conclude: «P.S.: non sa quante volte in questo mio scritto stavo chiamandola Santità…. Ma dev’essere una deformazione professionale! Porti pazienza!». (g.u.)

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