Il dolore
«Gridavano tutti “la Leda è dentro”»
La drammatica testimonianza dei vicini: «Sembrava l’inferno, abbiamo capito che non aveva scampo»
ORTONOVO. «Quando sono arrivato qui mi è sembrato di vedere l’inferno, c’era una nebbia fittissima, non riuscivo nemmeno a inquadrare la porta di casa. Era una situazione di disperazione. Poi qualcuno ha cominciato a gridare: “La Leda, la Leda è dentro”. Vedendo quelle fiamme e quel fumo, tutti abbiamo pensato che non l’avremmo più rivista». A parlare con la voce rotta dall’emozione è Nino Baruzzo, che vive alcune case prima della palazzina dove è scoppiato il rogo mortale, e Leda Musetti la conosceva bene. «Leda era una brava donna, una signora tranquilla, la incontravo quasi ogni mattina quando andavo a vuotare la spazzatura o a fare la spesa. Era una donna serena, non l’abbiamo mai sentita lamentarsi, e ora ha trovato la morte peggiore». Anche Dante, Dantin come lo chiamano qui, di Leda ha un bellissimo ricordo ma si ricorda anche di quella lavatrice che proprio lui, insieme a un amico, aveva rimesso in moto solo poche settimane fa. «Il cestello si era inceppato, e Leda disperata, perché senza lavatrice non sapeva proprio cos fare. Era così contenta quando gliel’abbiamo rifatta funzionare...».
Di Leda in via delle Rose, hanno tutti lo stesso ricordo, di una persona serena, che si accontentava di poco: «Ci siamo sentite l’altra sera», dice una delle vicine di casa, «C’eravamo riproposte di guardare Benigni per poi commentarlo insieme». (a.v.)
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