Sicurezza
«Ricoveri inutili, cambiate stile di vita»
Al convegno Cgil la ricetta del direttore generale dell’Asl per sopperire al taglio dei posti letto nel Nuovo Ospedale Apuano
MASSA. Più si avvicina l’ultimazione del Nuovo Ospedale Apuano e più – forse paradossalmente - le preoccupazioni per il futuro della sanità nel territorio crescono. Paure quasi inevitabili di fronte a un sistema che si sta lentamente sgretolando, perdendo per strada elementi essenziali della propria utilità.
Il nostro sistema sanitario, tra tagli, scandali e accorpamenti è, infatti, già abbastanza in affanno: mesi di attesa per una risonanza e assistenze a domicilio, quasi scomparse. Il Noa, pur nel suo avanzamento tecnologico e nella qualità del servizio erogato, comporterà tuttavia un altro sostanziale taglio: quello dei posti letto.
360 posti letto in meno. Sono trecentosessanta quelli che saranno nella nuova struttura, numero molto inferiore al totale dei letti negli ospedali attuali. E questo, ovviamente, preoccupa. Preoccupa soprattutto i pensionati, ossia quella fascia di popolazione che più sta risentendo, e più risentirà, delle continue sforbiciate al sistema sanitario nazionale. Proprio loro, giovedì sera, si sono riuniti per parlarne in una tavola rotonda indetta dalla Cgil Spi, a cui hanno partecipato anche il sindaco, Roberto Pucci, la direttrice generale dell’Asl 1 Massa-Carrara, Maria Teresa De Lauretis, il presidente dell’ordine dei medici, Carlo Manfredi, la responsabile regionale Spi-Cgil politiche socio-sanitarie, Simonetta Lea, il segretario provinciale del sindacato medici di medicina generale, Fabio Rizzo, e la segretaria regionale della Cgil Medici, Anna Baldi.
Il Nuovo Ospedale Apuano. Durante il dibattito ogni relatore è intervenuto sul proprio ramo di competenza, ma la discussione camminava su un unico filo conduttore: come potrà il Nuovo Ospedale Apuano, a fronte di una diminuzione di personale e posti letto, garantire tutti i servizi di assistenza a una popolazione in crescita?
«Ricoveri inutili, serve vita sana». «È vero che i posti letto sono stati tagliati – commenta la De Lauretis, che tanto aveva fatto arrabbiare Cisl e Uil per non essersi presentata al tavolo sulla cooperazione riunito in Provincia – ma è anche vero che molti dei ricoveri che vengono fatti attualmente sono inutili. Nel Noa verranno ricoverati solo quelli con malattie acute. Per gli altri si rimanda ai medici di famiglia che, vedendo spesso il proprio paziente, devono consigliargli una cura a casa. Poi, non dimentichiamo che bisogna cercare di prevenire le malattie con un cambiamento degli stili di vita».
Strutture ad hoc per i meno gravi. «Nulla da ridire sullo stile di vita da cambiare o sul fatto che il taglio dei posti letto sia un’importante diminuzione della spesa – replica Simonetta Leo – ma non possiamo non dare un servizio al paziente. Le cure intermedie devono essere garantite, non si può lasciare il paziente con malattie non acute, solo. In particolare gli anziani che sono, tra l’altro, i soggetti più esposti a malattie. Si potrebbe ad esempio decidere di creare strutture ad hoc per quei malati meno gravi dove ci siano solo infermieri, che hanno una spesa giornaliera molto inferiore a quella degli ospedali con tutta l’équipe medica. Possiamo poi tagliare reparti doppione che rispondono solo ad esigenze di tipo politiche o lobbistiche, ma non possiamo tagliare servizi indispensabili».
Formazione in primis. «Non possiamo pensare che andrà meglio – commenta ironicamente Fabio Rizzo – ma solo peggio, purtroppo. Un servizio sanitario dovrebbe avere i caratteri di universalità, qualità e uguaglianza. A noi rimane forse la qualità. Quindi, quello che possiamo fare è cercare di dare il meglio noi come medici di medicina generale. Seguire più attentamente i nostri pazienti, consigliare loro le cure giuste per evitare che arrivino al pronto soccorso. Bisogna poi formarci e aggiornarci continuamente perché altrimenti siamo killer con la laurea in medicina».
L’importanza della prevenzione. Opinioni diverse e spesso divergenti, quindi, fra i vari interlocutori, ma già a metà tavola rotonda si potevano delineare dei punti sui quali le opinioni convergevano. In primis, importanza della prevenzione per evitare la formazione di patologie; prevenzione che, tuttavia, dovrà essere messa in atto sia dai singoli individui, seguiti dai propri medici, sia, come sostiene Carlo Manfredi, presidente dell’ordine dei medici, grazie a strutture ad hoc che assistano il paziente.
In secondo luogo, le équipes mediche dovranno prepararsi assiduamente per, al momento al taglio del nastro del nuovo ospedale, essere pronti a lavorare con un nuovo tipo di organizzazione.
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