Il Tirreno

il processo

«Nessuna società tra figli e padre»

L’avvocato dei Federighi spiega i motivi della loro assoluzione

1 MINUTI DI LETTURA





MASSA. «Nessuna società di fatto tra Marco e Maurizio Federighi con il padre, quello che sosteneva l’accusa non ha convinto il giudice e così i miei assistiti (collegio difensivo insieme a Franco Perfetti) sono stati assolti». A parlare è l’avvocato Antonio Scarano, che torna sul processo che ha visto scagionare i due imprenditori massesi che si erano visti sequestrare beni per un milione di euro: «Il possesso di auto di lusso e di case (due e site in Romagnano) non è mai stato affrontato nel processo. I beni erano stati oggetto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente, ciò sta a significare che non avevano alcun collegamento con i reati ipotizzati dalla procura. Il tribunale avrebbe dovuto confiscare quei beni per ottenere una sorta di ristoro del danno provocato all'erario per effetto della commissione dei reati ipotizzati». E Scarano precisa: «La Porsche è stata acquistata in epoca successiva ai reati contestati mentre gli immobili facevano parte del patrimonio immobiliare».

Infine sull’omessa presentazione della dichiarazione dei redditi dal 2003 al 2007 i Federighi hanno spiegato che eventualmente doveva essere ascritta al padre, deceduto durante la verifica della guardia di finanza. E, conclude Scarano, «i due fratelli hanno dimostrato di non essere mai stati coinvolti nella gestione dell’attività del genitore».

E il legale conclude: «Dovremo comunque attendere la motivazione della sentenza».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Finanza

Pisa, sequestrati oltre 118mila prodotti falsi: dalle carte da gioco alle griffe della moda - Valore 650mila euro

di Redazione Pisa