Il Tirreno

«Calesh, non mollare. Siamo tutti con te»

«Calesh, non mollare. Siamo tutti con te»

Rabbia e sconcerto nei messaggi postati su Facebook dai tantissimi amici dell’imprenditore

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LERICI. «Un normalissimo ragazzo di Lerici, integrato con il territorio. Uno di questo paese insomma». Lerici si è risvegliata incredula ieri mattina alla notizia del rapimento di Andrea Calevo.

Lo sgomento dei compaesani è lo stesso del sindaco Marco Caluri, primo cittadino da poco più di sette mesi che oggi si trova a reggere il timone di una cittadina ferita nel profondo. Perché Andrea è uno della borgata, certo proveniente da una famiglia importante e socialmente agiata, ma sempre sorridente e cordiale con tutti senza nessuna traccia di snobbismo.

«Questo ci rende ancora più sconfortati - dice Caluri con voce grave - ho ricevuto la notizia in mattinata dalle forze di polizia e non ho potuto non pensare subito alla madre di Andrea, che ha vissuto minuti di paura e poi si è anche vista portare via il figlio. Ora per tutti noi è il tempo di un'attesa piena di speranza, l'unica cosa che davvero conta è riaverlo tra di noi il prima possibile».

Se è vero che i furti in abitazione sono purtroppo un'emergenza soprattutto nella vicina Val di Magra, per cui proprio in questi giorni la prefettura spezzina ha deciso la creazione di un'apposita task force, un fatto come un sequestro di persona non si ricorda a memoria d'uomo. A Lerici i problemi sono l'infinità discussione sulla zona a traffico limitato o il rumore notturno che accompagna i brindisi estivi quando il borgo diventa meta di tantissimi vacanzieri. «Ci vuole attenzione a fare ipotesi di qualunque tipo - dice Caluri - ci stringiamo attorno alla famiglia e siamo fiduciosi nel buon lavoro degli inquirenti che si sono mossi subito, in forze. Che succedesse una cosa così? Mai avremmo pensato potesse succedere a Lerici».

Non se ne capacita Fabio, uno dei migliori amici di Andrea, con cui l'imprenditore ha passato il pomeriggio prima di ritornare a casa e trovare la madre in balia dei rapinatori. «Siamo andati alla Spezia a fare un giro in centro - dice - un paio d'ore di un pomeriggio come tanti altri. Due passi a guardare le vetrine, incontri qualche amico per strada, qualche chiacchiera. Eravamo sereni, senza l'ombra di una preoccupazione».

L'attesa delle istituzioni è quella degli amici, che come sempre in questi casi si coagula su Facebook. "Calesh non mollare!" dice Fabrizio usando il soprannome del ragazzo; «Prego di continuo che Dio t'assista - scrive Angelica - e che tu possa tornare il prima possibile da chi ti vuole bene. Poi festeggeremo perché il bene vince sul male. Forza! Siamo tutti lì con te e ti vogliamo bene». «Non ci sono parole Andrea. - aggiunge Francesca - Torna presto, siamo con te». Accanto a messaggi come questi, ci sono poi anche quelli pieni di rabbia di chi si sente impotente, e vede la propria comunità ferita.

Andrea Bonatti

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