Il dolore
«Ma sparisce il salotto dei massesi»
Il giudizio critico dell’architetto Giorgi: spazio urbano modificato senza continuità
MASSA. Da salotto intimo a luogo di passaggio. Da spazio raccolto, di passeggio, conversazione e capannelli, ad area di attraversamento, sganciata dai riferimenti spaziali del passato. È «un’altra piazza» quella che l’architetto Alessandro Giorgi vede affacciandosi su piazza Aranci.
«Le bellezze che noi quotidianamente apprezziamo, paesaggi, città, non sono nate per caso – spiega Giorgi – sono esclusivamente frutto dell’intervento dell’uomo, che ha trasformato nel tempo il paesaggio selvaggio originario. Il paesaggio è il risultato di una continua trasformazione, perché l’intervento dell’uomo lo adegua alle proprie necessità... interventi diversi che il tempo amalgama e armonizza».
L’intervento sulle due principali piazze cittadine, piazza Mercurio e piazza Aranci, ha invece radicalmente trasformato il centro storico, spiega Giorgi. «È stata modificata l’opera del passato – spiega – creando un diverso spazio urbano. Il problema è se ciò sia positivo o no. Un problema che ci riporta alla premessa e alla conservazione del patrimonio storico».
Cosa significa? «La piazza Aranci degli anni 2000 – spiega Giorgi – è un’altra piazza che nulla ha a che vedere con la piazza precedente, sia per spazialità, sia per funzione. La pedonalizzazione del centro storico può giustificare la nuova soluzione urbana. Sarebbe stato auspicabile che la pavimentazione centrale della piazza, ai fini della conservazione storica, fosse pavimentata in asfalto “natura” più simile alla pavimentazione ottocentesca, o in alternativa una completamente diversa, cromatica, ricorrendo all’impiego dei materiali lapidei del nostro territorio. La soluzione di continuità dello stesso materiale impiegato sul piano stradale è certamente la meno felice».
La scelta tecnica, in questo caso, ha mutato il rapporto tra uomo e ambiente. Giorgi mette poi in guardia dall’illuminazione policromatica, alla moda ma che non sempre si sposa con i luoghi. «Non possiamo non sostenere che non sia stato fatto un intervento che non ha cambiato il volto del centro storico – conclude l’architetto – e ciò è merito di questa amministrazione. I massesi che non sono più giovani rimarranno legati alla vecchia memoria, ma ormai il cambiamento è compiuto, la vecchia piazza Aranci è già storia. Sfortunati coloro che non la vedranno più e non la potranno soprattutto godere». (f.f.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
