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E la piazza torna a profumare di aranci
Nata prima dell’anno mille, è passata nei secoli da camposanto a parcheggio. Dopo il restauro, oggi l’inaugurazione alle 17
MASSA. Niente più smog tra le odorose fronde degli aranci, ma luci colorate e cangianti. Niente più fracasso delle marmitte, ma il silenzio etereo del marmo delle statue. Massa ritrova la sua piazza Aranci che oggi alle 17 sarà inaugurata dopo il restauro iniziato nell’ottobre del 2011. E che ha messo mano non solo all’aspetto della piazza, liberatasi finalmente del parcheggio di auto che la intasava da decenni, ma anche al suo uso, restituito al passeggio e ai mercati di qualità.
La piazza risale al 1567 anche se il suo aspetto attuale è frutto dei rifacimenti a inizio Ottocento. La sua antica destinazione era quella di luogo di sepoltura. Il camposanto sorgeva intorno alla pieve di San Pietro in Bagnara, attestata fin dal 1148 e probabilmente premillenaria, che occupava il lato sud della piazza. Poi l’editto napoleonico di Saint Cloud (1804) impose di trasferire i cimiteri fuori dai centri abitati e fu costruito il camposanto di Mirteto. Tre anni dopo la piazza perse anche la pieve, fatta demolire da Elisa Baciocchi, nipote di Napoleone, per allargare la prospettiva sul Palazzo Ducale.
Qualche anno dopo, nel 1819, la piazza, fino allora chiamata “piazza Duomo”, fu adornata da dodici piante di arancio e ribattezzata “piazza Aranci”. L’occasione fu il ritorno a Massa della duchessa Maria Beatrice, dopo che con la Restaurazione le furono restituiti gli antichi possedimenti. Per Massa fu un avvenimento destinato a cambiare il volto della città. Negli anni successivi la bellezza della piazza ha affascinato artisti e poeti del calibro di Giacomo Leopardi e Giosuè Carducci.
All’inizio gli alberi scelti erano di arance dolci e furono emanate rigide leggi per evitare che cittadini e turisti le cogliessero. I frutti erano infatti destinati a istituti di beneficenza. Poi furono sostituiti con aranci dai frutti amari ma ancora oggi, con le piante salite a 72, ce ne sono tre di frutti commestibili. Così, almeno, si narra in città.
Nel 1853 si decise di posizionare il grande obelisco (restaurato nel 2009). Alla base si apposero quattro epigrafi: tre dedicate all’Unità d’Italia e una a memoria della Resistenza. La piazza fu completata nel 1886 con la collocazione della fontana con quattro leoni attorno all’obelisco, progettata e realizzata dalla bottega degli Isola.
Durante la Seconda Guerra mondiale, i bombardamenti costrinsero la città a realizzare un rifugio antiaereo sotto la piazza. Dotato di un lungo camminamento e quattro uscite, fu riaperto momentaneamente nel 2007 e poi richiuso. Oggi viene riaperto al pubblico in occasione di feste e celebrazioni.
Nel corso degli anni successivi piazza Aranci si è prestata ad usi più “prosaici”, dal parcheggio al mercato settimanale. Nel 2011 l’amministrazione Pucci ha aperto il cantiere del restauro, ultimo rifacimento del luogo simbolo della città. La ristrutturazione della piazza, che misura 7.902,77 metri quadrati, è costata 2,7 milioni (di cui 1,4 stanziati dalla Regione) e fa parte dei progetti del Piuss. Oltre a togliere le auto, è stata livellata la pavimentazione su un unico piano e sono state installate nuove panchine e un futuristico impianto di illuminazione. I lavori, com’è fisiologico, non hanno suscitato unanime consenso. Ad ogni modo, oggi chiunque potrà giudicare il risultato.
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