La manifestazione
Cinghiale, la squadra 28 attraversa le generazioni
Esperti e giovani convivono, nella “Casa” di Canepari banditi i temi extra caccia: «Quando stiamo insieme, pensiamo solo a rendere le battute più sicure»
FOSDINOVO. Una squadra "democratica". Nella 28 non ci sono prime donne, né leadership esasperate ma solo il buonsenso, l'esperienza e la collaborazione a governare un gruppo affiatatissimo dove convivono tutte le anime della società. Ci sono i vecchi, i cacciatori "saggi", quelli con più esperienza che tracciano la linea ma poi, la decisione finale, è sempre presa dalla squadra.
Anche i giovani hanno il loro peso; il loro voto vale uno esattamente come quello degli altri. La rottamazione, tra i cacciatori, non esiste perché i giovani non scalciano ed i vecchi lasciano spazio e libertà di parola e di azione. E' con questo spirito che Remo Lipilini, 64 anni, ex lavoratore nel settore delle costruzioni, ha deciso di tornare nella sua Lunigiana dopo un ventennio speso a sparare nei boschi dello spezzino.
Per Remo, sarzanese, è il primo anno da capo squadra della 28. «Mi hanno nominato - racconta sorridendo - è un bell'impegno ed anche una responsabilità». Alla base della sua scelta di tornare in Lunigiana ci sono i compagni di caccia con cui è cresciuto e con cui è tornato a cacciare tra Ponzanello e Canepari, nel fosdinovese. "Cimino" così lo chiamano da sempre, parla addirittura di armonia. Altro che cartucce ed inseguimenti nelle macchie: «C'è un capo squadra, un vice che è Franco Venturini, anche lui nuovo come me, perché lo prevede il regolamento - spiega - ma siamo tutti uguali. Le discussioni? Sono rare ma è come sbagliare un passaggio a calcio durante una partita. Il tuo compagno puoi anche mandarlo a quel paese se sbaglia un colpo o commette qualche errore ma poi dimentichi tutto subito. E' con questo spirito che ci ritroviamo ed andiamo a caccia insieme». Il loro punto di ritrovo è la Casa di Caccia che hanno allestito a Canepari. A scandire le giornate di battuta c'è la colazione, bella sostanziosa, "alla maremmana", davanti al camino, e l'immancabile appuntamento con la cena. Tra le pareti della casa di caccia di parla solo di… caccia. Il calcio resta fuori così come la politica nonostante nel gruppo ci siano due esponenti dell'amministrazione di Fosdinovo, l'ex sindaco Dino Bologna e l'attuale assessore Mirco Boriassi. «La politica sta fuori dalla nostra squadra. In quelle ore in cui stiamo insieme non ci interessano né Monti, né Berlusconi, Bersani o lo apread. Si parla solo di caccia cercando di affinare meccanismi ed organizzazione delle battute. Nulla può essere lasciato al caso perché la sicurezza è un elemento imprescindibile». Lipilini è un ex canaio. Ha dovuto passare alla cabina di regia quando ha sempre amato i cani: «E' stata una sofferenza cambiare ruolo - confida ancora - e mi manca parecchio non poter andare dietro ai cani, ma è molto faticoso e bisogna, in un certo senso, essere allenati». A fargli brillare gli occhi è l'immagine dei segugi che scovano i cinghiali: «Per me la caccia potrebbe anche finire lì, senza sparare - ammette - questo è il pensiero di un canaio, per un postaiolo è diverso. Per lui è importante sparare e centrare il bersaglio. Per me, per noi canai, il cane è lo spettacolo della battuta».
Lipilini fa parte di quella schiera di cacciatori di lungo corso a cui non interessano record e numeri: «Un cacciatore al cinghiale non può fare a meno dello stare in gruppo e di vivere i ritmi della cacciata, sentire il bosco attorno, partecipare alla battuta. Il prelevare più o meno cinghiali è secondario». Nella bacheca nella Casa di Caccia, non manca però uno score con le foto degli esemplari più belli e grandi: «Nell’ultima battuta ne abbiamo presi 8 - racconta Remo - nella giornata migliore sono stati 12 quest'anno. Ci sono meno cinghiali in giro rispetto allo scorso anno». Tra i cacciatori esperti della 28 ci sono gli Arfanotti, Luca Quadrelli, Dino Musetti che Remo chiama "l'artista" per la sua bravura nel sistemare le poste, Arnaldo Coloretti, uno che "brontola" tanto quanto è buono, il segretario Veraldo Corona e Antonio Zanardi.
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