Il Tirreno

Anche gli sciacalli nella casa della plurialluvionata

Anche gli sciacalli nella casa della plurialluvionata

Ginevra Bardini ha perso tutto, fu salvata con il gommone «Hanno forzato la porta ma non c’era niente da rubare»

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AVENZA. Ad Avenza, sciacalli nell’abitazione di Ginevra Bardini, la settantottenne “plurialluvionata”residente in via Ilice, salvata dalle acque del Carrione su un gommone della Protezione Civile.

Per due volte ha dovuto ricostruire da zero la sua abitazione, completamente distrutta dalle esondazioni del Carrione, la prima volta nel 2003, la seconda, 15 giorni fa; per non annegare ha dovuto rimanere aggrappata per due ore e mezzo, «come Cristo in croce» aveva raccontato, al mobile della sua cucina, mentre nella notte tra il 27 e il 28 novembre, l’acqua saliva pericolosamente all’interno della suo appartamento, fino a raggiungere un metro e mezzo d’altezza; a salvarle la vita sono arrivati gli uomini della Protezione civile, che per raggiungerla hanno dovuto prendere il gommone.

Come se tutto questo non fosse abbastanza, proprio alla vigilia del suo rientro a casa, dopo due settimane da “sfollata”, la signora Ginevra Bardini, settantottenne residente in via Ilice ad Avenza, è stata vittima degli sciacalli: qualche sera fa alcuni malintenzionati hanno forzato la porta della sua abitazione e sono entrati in casa, nella speranza di trovare oggetti di valore abbandonati. «Hanno tentato di forzare le finestre e non riuscendovi si sono accaniti sul portone blindato», racconta la signora mostrando i segni evidenti delle effrazioni, mentre in casa sua, un operaio continua a lavorare per rimediare ai danni ancora evidentissimi provocati dall’acqua e dal fango. «Sono riusciti a entrare e sono andati dappertutto, anche in soffitta», spiega Ginevra, ammettendo di non essere nemmeno in grado di valutare se e quanto le è stato sottratto, per via del caos che ancora c’è in alcune zone della casa.

L’anziana signora, che dall’alluvione è ospite dalla figlia, viene qui tutti i giorni, per pulire, lavare e rimettere in piedi la sua abitazione: «Me la sono costruita con le mie mani, nel 2000 e non voglio lasciarla: qualcuno mi dice di vendere ma io non ci penso proprio», aggiunge la signora.

Una certezza da cui non l’ha dissuasa nemmeno la visita degli sciacalli, proprio a pochi giorni dal suo rientro a casa: «Mi hanno rotto anche il cancello automatico, come se l’alluvione non avesse fatto abbastanza danni», dice la donna, raccontando di essere andata al mercatino dell’usato per acquistare un armadio e di aver fatto installare la caldaia, nuova, a un metro e mezzo da terra, per evitare di doverla cambiare in caso di nuovi allagamenti. «Dopo due alluvioni in nove anni di soldi non ne ho proprio più…mi dicono che per avere i risarcimenti devo presentare gli scontrini, ma con cosa la compro io la roba? Ho solo la pensione», spiega ancora Ginevra, che aggiunge. «Di qui, dopo l’alluvione, sono passati in tanti, autorità e politici e mi hanno tutti detto la stessa cosa, che una casa ridotta come la mia non l’avevano vista da nessuna parte… speriamo che qualche aiuto mi arrivi, altrimenti sarà impossibile ricominciare».

Cinzia Chiappini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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