Il Tirreno

Ecco il piano della protezione civile

di Aronne Angelici
Ecco il piano della protezione civile

Esercitazioni e scenari di rischio quartiere per quartiere sia per le calamità naturali sia per l’inquinamento industriale

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MASSA. Esercitazioni, opuscoli per tutte le famiglie, mappe del rischio (idraulico e delle frane) da far conoscere ai cittadini quartiere per quartiere, località per località. Si punta sulla prevenzione e sulla partecipazione attiva dei cittadini nel nuovo piano della protezione civile che la giunta ha licenziato e che presto arriverà anche in consiglio comunale.

E se chiedete all’assessore Loreno Vivoli, che questo piano ha curato, del perché il piano arrivi solo ora lui vi risponderà serafico: «il piano della protezione civile non è mai mancato, c’è sempre stato. Quello che andiamo a proporre e presentare è un aggiornamento organico molto complesso. Ma non veniamo dal nulla e anzi mi piace sottolineare come i protagonisti di questo piano, nel senso della sua progettazione, sono i nostri dipendenti comunali. Sono professionalità interne che c’erano prima, durante e ci saranno dopo garantendo così all?Ente una continuità di azione importante. Non deve sfuggire che il capo e il vice del nuovo Coc (centro operativo comunale) sono proprio i progettisti del piano, ovvero l’ingegner Fernando della Pina e il geologo Umberto Guidi».

Ma Vivoli allunga la lista citando Fabio Mercadante, Stefano Dati, Carlo Mariani, Stefano Borghini, Alessio Fusco, Antonella Bertozzi, Cristina Alberti.

Un piano fatto casa ma complesso e innovativo. Che recepisce e rielabora in funzione del fattore rischio gli studi fatti per il piano strutturale in fatto di rischio idraulico, idrogeologico, sismico, degli incendi boschivi. Non solo si fa fronte a scenari di neve e ghiaccio, dell’inquinamento del mare e della zona costiera, si guarda con attenzione a tutto quello che può comportare nel nostro comprensorio il rischio industriale, dei trasporti, dell’inquinamento.

E agli studi si uniscono soluzioni, o per dirla come Roberto Guidi «procedure e organizzazione di funzioni, di primo soccorso».

La fase insomma che parte dall’allarme (si spera più tempestivo e preciso possibile: la fase di previsione non spetta però al Comune ma ad altri Enti) e porta all’immediata mobilitazione di mezzi e uomini con compiti precisi.

«I volontari e il volontariato hanno e avranno un ruolo importante ma comunque coordinato dal centro operativo comunale», spiega l’ingegner Della Pina.

«Il piano deve essere vivo - sottolinea Vivoli - non solo negli aggiornamenti ma nel rapporto con i cittadini. Penso ad esercitazioni (e non solo quelle tecniche) che coinvolgano famiglie e scuole. Penso a opuscoli da dare a tutte le famiglie. Penso ad informazioni precise delle zone di rischio e dei conseguenti comportamenti in caso di calamità. Insomma una partecipazione attiva, continua, consapevole, dei cittadini. Un patto nuovo per la difesa di un territorio che è di tutto e ci è caro».

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