Sicurezza
Assolti i costruttori dell’Argentina
L’accusa non riesce a dimostrare la lottizzazione abusiva
MASSA. La lottizzazione abusiva non c’è mai stata. Assolti perché il fatto non sussiste, dal giudice monocratico Antonia Aracri, Giacomo Moradei, 43 anni, pratese, assistito dall’avvocato Antonio Vaiani; Orfeo Baronti, 63 anni, di Montale, difeso da Nicola Badiani e Romano Pronti, 72 anni, originario di Castel Fioretino, domiciliato a Prato, assistito dall’avvocato Alberto Rocca. I tre erano accusati in corso, in qualità di legali rappresentanti e presidenti del consiglio di amministrazione succedutisi del tempo, della società Argentina srl, di aver tentato una speculazione su di un immobile nel centro di Massa, prima di tutto cambiandone la destinazione d’uso da alberghiero a residenziale (istituendo una rta) e quindi con l’assegnazione esclusiva delle unità abitative ai soci.
Al vaglio dei giudici l’impalcatura della procura apuana non ha retto. Così i tre imputati sono stati ritenuti estranei ai fatti loro contestati e assolti.
Il procedimento penale aveva preso il via, dopo una denuncia presentata nel 1999. La sentenza è arrivata dopo tredici anni, quindi.
È l’ennesima sentenza, dopo quella del Tropicana e dopo quella delle strutture montignosine, che nega la lottizzazione abusiva degli ex alberghi. Un’indagine che è durata molti anni, con polemiche da parte degli amministratori e di chi si sentiva truffato. Alla fine avevano ragione i costruttori, però.
Secondo il pubblico ministero Alberto Dello Iacono, titolare dell’indagine sulla residenza turistico alberghiera Argentina, invece degli alloggi per turisti previsti per legge erano stati realizzati 20 mini appartamenti che poi erano stati venduti a privati. In aula sono stati sentiti anche loro come testimoni, ma la maggior parte dei testi ha detto di aver preso delle quote della società che gestiva la rta. E così è caduta l’accusa di lottizzazione.
Sui residence trasformati in condomini restano ancora un paio di processi ancora a perti. Sentenze imminenti, però.
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