Attenzione
«Sindaco, per Natale salva la Tambura»
Gli ambientalisti scrivono a Pucci: revochi un contratto di estrazione e la cessione del rifugio Aronte
MASSA. «È Natale: un tempo i bambini scrivevano la letterina per chiedere doni, oggi un gruppo di cittadini si trova a scrivere alle autorità per chiedere il rispetto della legge».
Inizia così la speciale “letterina” a Babbo Natale di Alberto Bargagna, consigliere centrale Cai, Franca Leverotti, consigliere nazionale di Italia Nostra con delega alle Alpi Apuane, Elia Pegollo, presidente dell’associazione La Pietra Vivente, e delle associazioni Amici delle Alpi Apuane e No al traforo della Tambura, con il Cai sezione di Massa.
«Illecitamente nel 2006 l’amministrazione comunale ha ceduto 30mila metri quadri di terreno comunale a una ditta straniera al fine di cavare marmo – scrivono i firmatari – e continuare la devastazione del crinale della nostra Tambura. Non poteva farlo, perché quel terreno non è mai stato agro marmifero. Nello stesso atto veniva ceduto anche il rifugio Aronte di proprietà del Cai di Genova: un oggetto di un privato ceduto senza averne titolo a un’altra persona».
A febbraio i firmatari hanno invitato il sindaco Pucci invitandolo a sciogliere quel contratto in autotutela. «Caro sindaco – scrivono dieci mesi dopo – sono più importanti per te gli interessi economici di alcuni privati o i beni della collettività? Hai rispetto della legge? Se sì, cosa ti impedisce di compiere il tuo dovere di buon amministratore?».
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