Proteste
Dopo la pioggia e il fango c’è l’incubo dello sfratto
Ansia a Villa Serena per il fax che stabiliva quando le famiglie devono andare via «Non ci possono mettere in mezzo a una strada». L’assessore: «Non succederà»
MASSA. Hanno paura di finire in mezzo a una strada le famiglie alluvionate che hanno ancora la casa inagibile e sono ospitate a Villa Serena da un mese. A metterli in allarme un fax che girava per le stanze della struttura alberghiera che è stata scelta dall’amministrazione comunale per dare un riparo a chi per molto tempo ancora non avrà un tetto. Nel documento veniva indicata la data in cui i nuclei dovevano liberare l’hotel gestito da Alessandro e Giancarlo Piovan, zio e nipote. Nessuno sfratto imminente, però. E a chiarire come stanno le cose è l’assessore comunale alla Protezione civile Loreno Vivoli: «Quel fax - spiega - è stato mandato conseguentemente all’assegnazione della struttura alle famiglie. Portava la scadenza di trenta giorni, perché è così che vuole la procedura di protezione civile. Ma è chiaro che non lasceremo nessuno in mezzo a una strada, nei prossimi due o tre giorni sistemeremo tutto. Nessuno andrà via e nessuno resterà senza un tetto. Questo lo garantisco io».
Ma ieri mattina una famiglia marocchina è stata lì lì per fare i bagagli e lasciare Villa Serena, poi tutto è rientrato. Ed è scattata una proroga. Ancora da ufficializzare. In questa condizione ci sono nove famiglie, venticinque persone in tutto. Ci sono anziani, disabili e bambini. Non vogliono lasciare l’albergo: «Qui stiamo bene - dice Belkis Nunez - certo, ci piacerebbe tornare a casa nostra ma non è possibile. Io abito a Romagnano, proprio dove ha esondato il Cocombola. L’appartamento lo divido con mia madre e i miei due figli, siamo domenicani e qui non abbiamo nessuno. Non ci possiamo permettere di pagare un affitto, anche se il Comune ci ha detto che poi ci rimborserà le spese».
I titolari di Villa Serena, i Piovan, sono gentili con tutti e cercano di risolvere i problemi dei loro ospiti: «Sono in contatto con il Comune - dice Giancarlo, il più giovane -, credo che una soluzione alla fine la troveremo. Ma per ora c’è quel fax che indica quando le famiglie devono lasciare il nostro albergo». Le famiglie sfollate al Comune costano 40 euro al giorno, una cifra quasi simbolica visto che oltre all’alloggio comprende il pranzo e la cena: «Ripetiamo - conclude una signora - qui lo spazio che abbiamo a disposizione non è molto, ma ci trattano bene. E finché non torniamo a casa nostra da qui non ci mandano via. A costo di far scoppiare un caso anche nazionale». Per ora comunque la rabbia cova sotto la cenere, in attesa della buona notizia che il soggiorno è stato prolungato. «Tranquilli, entro 48 ore tutto si risolve», ribadisce Vivoli.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
