Finanza
Presepe-choc, il Bambino è come Olga
In piazza del Duomo l’installazione di denuncia contro il consumismo: «Non dimentichiamo il caso della giovane ucraina»
CARRARA. E’ un presepe-choc, e che spinge con forza a riflettere, creando un netto contrasto con il Natale dell’opulenza e del consumo cui da decenni siamo abituati, quello allestito dall’Atelier del Vicolo dell’Arancio & Friends, gli artisti Romeo Buffoni, Robo e Federica Malatesta, il presidente degli Artisti del Borgo Alberto Russo, sostenuti anche dai ragazzi di “Strisciamoci” intenti, anche ieri mattina, a rivitalizzare la piazza del Duomo riempiendo e facendo riempire liberamente, a chi lo desiderava, di disegni e parole un lunghissimo nastro di tela bianca.
Così la capanna del Bambino Gesù diventa “La Tenda” della Protezione Civile, che non può fare a meno di ricordare quella tenda in cui morì Olga Kogut, la giovane ucraina “povera, incinta e abbandonata da istituzioni e servizi sociali”, riporta il cartello affisso all’entrata dell’istallazione.
Un’istallazione che è un vero pugno nello stomaco con un Bambin Gesù stremato e agonizzante, privato anche del calore della Sacra Famiglia, visto che al suo fianco non compaiono più neppure il bue e l’asinello ma solo oggetti industriali e freddi quasi a presentire la sua tragica fine.
E l’icona di quel bambino, scolpito dall’artista Federica Malatesta con l’aiuto degli studenti dell’Accademia di Belle Arti Cristiano Meini e Silvia Scaringella, si rispecchia nelle centinaia di fotografie affisse sui tre lati della tenda. Il dolore del mondo rimbalza, mentre nella colonna sonora Jingle bells si confonde col boato delle bombe, dallo strazio della madre palestinese a quello del bambino soldato, dall’innocenza violata della prostituta bambina ai grandi occhi di quella morente per fame.
Necessario è prendere coscienza di una condizione insomma, quella umana, che certo non appartiene al migliore dei mondi possibili. E sul fatto che ci sia del “sacro” anche in ciò che è tanto brutto e doloroso, concorda anche Don Raffaello Piagentini, il parroco del Duomo che sorge proprio a fianco della tenda che ieri mattina lui stesso a benedetto esprimendo grande apprezzamento per l’idea e la volontà di andare oltre all’immagine.
Sì perché del Natale non sembrerebbe rimasto che il simulacro: «Abbiamo voluto tentare di andare un po’ più a fondo su ciò che è la realtà che ci circonda», afferma Robo, ideatore, insieme a Romeo Buffoni, dell’istallazione, «ma anche farci coinvolgere da questa crisi di identità e di valori, ma anche economica, che non fa più parte di un terzo mondo che abbiamo sempre voluto considerare lontano e che ora bussa prepotentemente alle nostre porte».
«Olga moriva a due passi da noi», aggiunge Romeo Buffoni, che sottolinea quello che è riportato nel cartello all’ingresso (“è freschissima la notizia in cui si scarica tutta la responsabilità sul suo altrettanto povero compagno”), «e tutto quello che siamo capaci di fare è andare alla ricerca di un capro espiatorio che ci lavi la coscienza: puntiamo il dito contro l’ultimo degli ultimi, il suo compagno, con in tasca un permesso di soggiorno scaduto e senza lavoro né fissa dimora, quasi a fargli scontare doppiamente il dolore di aver perduto in un solo colpo l’unica cosa che aveva, la donna che amava e quel figlio che era anche suo».
Barbara Monaco
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