Sicurezza
Sanità, spariscono medici e ambulatori
Tagli al distretto, sindacato in allarme, ma Buffoni rilancia: «Nascerà qui la prima casa della salute, quasi un ospedale»
MONTIGNOSO. Tempi duri per la sanità apuana, tra accorpamenti, tagli, scandali e vicende giudiziarie. La preoccupazione arriva anche a Montignoso, dove l’effetto domino della spending review porta ad un impoverimento del distretto territoriale, primo impatto tra il servizio sanitario e coloro che hanno bisogno di cure.
Un grido d’allarme lo lancia anche la FP Cgil che, attraverso le parole di Valerio Musetti, denuncia una grave situazione a Montignoso dove «risultano chiuse attività ambulatoriali, dermatologia, cardiologia, l'autorizzazione per la farmaceutica territoriale, medicina sportiva, medico adibito per le patenti, medico del distretto, consultorio familiare. Una situazione che sta portando cittadini di ogni età a rivolgersi al distretto di Massa con relativi comprensibili disagi».
Ma a parlare oggi è anche il sindaco Narciso Buffoni, un sindaco medico, che forse più di altri sente sulla sua pelle i disagi del momento, dovuti ai tagli e ai cambiamenti in essere in vista dell'ospedale unico: «La situazione non è così grave come denuncia la Cgil. Anzi, la vuole subito una notizia positiva? Vogliamo aprire, e a breve ci riusciremo, un ambulatorio di otorinolaringoiatra all’interno del distretto, con un medico, uno specialista che presterà il suo servizio ad ore. E abbiamo l’ok della Asl naturalmente».
Quindi non è preoccupato per la sanità locale?
«Al contrario. Sono molto preoccupato per la medicina del territorio. Le scarse risorse economiche riservate ai distretti fanno sì che ci sia una riduzione dei servizi e un aumento del disagio dei cittadini; inoltre la mia impressione è che si stia temporeggiando, perché la medicina del territorio potrebbe essere organizzata anche adesso, non occorre aspettare il nuovo ospedale».
Cosa c’è che non funziona al momento?
«Sostengo che la qualità dei servizi territoriali sia ad un buon livello a Montignoso, e che quindi vada mantenuta, razionalizzando sì le spese ma anche l’organizzazione territoriale. Non funziona vedere i servizi legati ai singoli territori. Dobbiamo uscire da logiche comunali e vedere il territorio di costa come un unicum da governare al di là dei confini».
Che problemi abbiamo a Montignoso?
«La criticità più acuta deriva dalla riduzione drastica del personale, la perdita del medico del distretto e la mancata sostituzione di chi operava nel distretto. Sono stati fatti dei passi indietro nella ristrutturazione del corpo infermieristico. Ma questo è accaduto un po’ ovunque».
Come spiega questo attuale silenzio sul Pal?
«È un momento difficile in cui i sindaci di Massa e Carrara cercano di dire la loro su una riorganizzazione futura, senza arrivare ad una soluzione condivisa. Io espressi la mia opinione tempo fa: sostengo ce se davvero l’apertura del nuovo ospedale è prevista per il 2014, quello dell’accorpamento di chirurgia e medicina rischia di diventare un lavoro inutile e difficile, con un risparmio risibile. Bisogna aspettare l’apertura del nuovo ospedale e poi agire».
Teme anche per l’Opa?
«L'Opa doveva diventare l’ospedale unico perché aveva le caratteristiche per farlo. Adesso siamo in un’altra fase. Abbiamo il problema di dover mantenere quell’eccellenza, ma non sono fiducioso. Credo che non riusciremo a tenerci la cardiochirurgia infantile, perché non la stiamo difendendo con intelligenza».
E nel futuro della sanità di Montignoso cosa vede?
«Vedo l’embrione della prima “casa della salute” provinciale. Si è aperto un percorso virtuoso con la Asl per realizzare a Montignoso la prima esperienza di “medicina di gruppo”, partendo dal coinvolgimento di tutti i medici del territorio. Saranno lì 12 ore al giorno in compresenza, per aprire le strutture sanitarie necessarie a decongestionare i pronto soccorsi. E non credo sia cosa da poco».
Gli ultimi coinvolgimenti giudiziari del governatore Rossi, la richiesta di dimissioni e di elezioni anticipate possono avere ripercussioni negative?
«Rossi è un uomo dal grande spessore morale, politico e amministrativo e sono certo che riuscirà a dimostrarlo. Viceversa sarà la magistratura a fare il suo corso. Ma credo che a noi sfugga un particolare: la nostra azienda sanitaria è stata sottofinanziata per anni. I debiti sono strutturali per trasferimenti non consoni alle esigenze del nostro territorio. Abbiamo fornito servizi che non ci potevamo permettere sulla carta. Questo mi preoccupa, quando dovremo dire che non reggeremo più gli standard e il livello di questi anni».
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