Il Tirreno

«Passano gli anni, resta l’emozione»

«Passano gli anni, resta l’emozione»

Ezio Rosa (“La Macchia”): «Un tempo la caccia al cinghiale era più faticosa, ma una giornata all’aperto è ancora impagabile»

4 MINUTI DI LETTURA





FIVIZZANO. Era appena venticinquenne quando fondò "La Macchia". Oggi, 40 anni dopo, è ancora la sua guida.

La caccia è cambiata in tutto questo tempo, la sua passione è però rimasta la stessa del primo giorno come alcuni compagni di avventura con cui condivide stagione dopo stagione il bosco, la posta, la natura, giornate fortunate ed altre meno.

Ezio Rosa, 66 anni, gragnolese, è il capo squadra de "La Macchia".

E' un'altra (per fortuna) delle grandi figure della caccia dell'Ambito Territoriale di Caccia di Massa-Carrara; memoria storica e all'occorrenza anche critica di chi ha visto, subito e metabolizzato i profondi cambiamenti del movimento. «Cacciare è un'avventura straordinaria, lo è sempre stato; una sfida con se stessi, con gli elementi della natura ma sempre nel pieno rispetto e nel rigore del principio della sicurezza; certo - ammette con un pizzico di nostalgia - trent'anni fa prelevare un cinghiale era un'impresa. Era probabilmente più difficile; c'era da soffrire maggiormente. Prima di arrivare al dunque con un cinghiale dovevi sudartelo quel privilegio, camminare ed inseguirlo anche per una giornata intera, quando lo cacciavi però avevi da festeggiare. L'elemento di continuità tra ieri e oggi? L'emozione, la tensione positiva, la fatica».

A portarlo tra canaloni e macchie era stato un amico, "un signore" come lo chiama più volte: «Dopo quella volta mi sono appassionato. Ho smesso di andare a fagiani».

Il nome che porta la sua squadra è un evidente omaggio alla macchia "dove si nasconde il cinghiale".

Con lui, ancora oggi, c'è Lino Terenzoni, uno dei quattro fondatori. Il suo vice è il fivizzanese Angelo Conserva di San Terenzo Monti. 76 iscritti, "La Macchia" ha il suo raggio di azione tra Gragnola e Fivizzano nelle zone di Vezzanello, distretto di Casola - Fivizzano; territori difficili ed affascinanti che presentano passaggi impenetrabili: «Zone - aggiunge - che si prestano alla caccia, diverse per tipologia. Zone perfette per il cinghiale che trova facile rifugio nella folta macchia».

In quattro decenni di caccia la stagione migliore, più fortunata è stata quella dello scorso anno a conferma di un'annata molto prolifica in tutti i territori di caccia; un trend quest'anno decisamente in controtendenza con un calo dei prelevamenti generalizzato e diffuso: «18 cinghiali in una sola giornata - confida - un numero incredibile. Ci sono state giornata molto positive con 14 esemplari, 12, ma quella è stata perfetta. Ogni posta ha funzionato, tutti hanno fatto la loro parte. Mica come l'altro giorno: siamo tornati a casa - ricorda l'ultima battuta con zero nel tabellino - senza aver sparato un colpo a segno».

A determinare la riuscita di una cacciata sono principalmente due elementi: i cani ed i cacciatori che compongono la squadra. Animale e uomo. Contano poi l'affiatamento, il rigore, la preparazione, la compattezza e l'attenzione di ciascun membro. Cani compresi.

«Ma non è detto che il risultato sia matematico - spiega ancora - un cane buono può valorizzare un cacciatore meno buono, e vice versa. È indubbio che avere cani bravi fa la differenza e può essere spartiacque tra una giornata positiva ed una meno positiva».

Ezio conosce bene i fidati amici a quattro zampe che lo scortano in battuta.

Ci ha trascorso "una vita dietro i cani: «Il momento più bello - spiega ancora ricordando il suo ruolo di canaio nel gruppo - è quando il cane abbaia da fermo; si avvicina piano alla tana del cinghiale senza farsi sentire ed in un lampo gli è sopra. Lo spinge verso le poste…».

Ad aspettarli, al termine di ogni battuta, c'è il camino alla "Sezione" come chiamano la casa di caccia da sempre a Gassano, nella frazione di Pian di Là.

«E' l'altro grande momento della giornata - prosegue ancora - quando i racconti si sprecano, e c'è chi esagera, chi la dice più grossa dell'altro».

Ezio appartiene a quella generazione di cacciatori che vive la caccia con la capacità di trovare sempre il buono in ogni giornata là fuori: «Non è importante cacciare - conclude il suo racconto il caposquadra de “La Macchia” - è importante godere della natura, della bellezza dei luoghi che esploriamo e soprattutto dei momenti che abbiamo la fortuna di vivere facendo una delle cose che più ci piace al mondo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La manifestazione

Firenze, oltre 2.000 studenti in corteo: «Se ci togliete il futuro noi vi blocchiamo il presente»

di Redazione Firenze