La manifestazione
Scempi e sperperi, sos dal pulpito
Don Guido Ceci parroco di Monzone invita il prefetto a «vedere la situazione nel Fivizzanese»
FIVIZZANO. «Caro prefetto, perchè non trova un po’ di tempo per venire a vedere gli sperperi e gli scempi dei quali siamo testimoni nel nostro territorio?».
Questo, più o meno, il senso della lettera inviata al rappresentante del Governo nella provincia apuana da parte di don Guido Ceci, parroco di Monzone.
Un invito originale, peraltro ben ripreso da Renato Bruschi, direttore di «Vita Apuana», notiziario della Diocesi di Massa Carrara, nel cui articolo si risalta l’operato di don Guido Ceci, tra l’altro direttore dell’ufficio amministrativo della Diocesi.
Il parroco d’assalto, oltre al prefetto ha scritto per conoscenza al vescovo Santucci, al presidente della Provincia, Angeli, ai sindaci e ai carabinieri dei Comuni di Fivizzano, Casola e Fosdinovo, e alle parrocchie della Valle del Lucido.
Don Guido dichiara di essere stato spinto da tante persone amareggiate, e anche danneggiate, per l’incuria con la quale viene gestito il territorio fivizzanese, «persone che si sentono arrabbiate per l’inoperosità di chi avrebbe il dovere di sovrintendere alla cosa pubblica».
«Gli unici paesi serviti da mezzi pubblici sono quelli del fondovalle - aggiunge il parroco - dato che la strada per Tenerano, il collegamento più rapido per raggiungere il capoluogo provinciale, è da oltre tre anni ufficialmente chiusa e nessuno si è preso l’onere di collaudare i lavori».
Da qui l’accorato invito al prefetto di «verificare l’obbrobrio ambientale e lo sperpero di denaro pubblico della cosiddetta variante di Gassano. Cosiddetta perché, dopo aver speso 17 milioni di euro, resterà incompiuta: non vi è il progetto né vi sono più i soldi per l’ultimo tratto. Mi chiedo: ma ci sarà un responsabile di tutti questi scempi e sperperi?».
Poi don Ceci punta il dito sulla situazione degli edifici scolastici: «Ci dicono che la nostra è una zona a forte rischio sismico. Visto che gli uomini non se ne danno pensiero, l’unica cosa che ci rimane è pregare Dio che ci preservi dal terremoto, perché, nell’infausta eventualità, tutte le nostre strade attraversando i centri abitati, verrebbero completamente bloccate, impedendo la possibilità di ogni aiuto. Intanto i nostri paesi diventano sempre più paesi fantasma. La gente appena può se ne va. I nostri giovani sono costretti ad andarsene per mancanza di lavoro».
«Quasi tutte le scuole del Comune di Fivizzano, improvvisamente, sono state dichiarate inagibili. I nostri ragazzi dislocati nelle stazioni, nei container o ammassati nelle uniche scuole dichiarate idonee, forse per non avere altre soluzioni. La nostra gente è stanca, sfiduciata e si sente impotente e abbandonata dalle istituzioni».
Don Ceci conclude così il suo rovente appello: «Non è più sopportabile tacere di fronte a personaggi capaci solo di chiacchiere vuote, quanto inutili. Non si può, non è corretto né morale, chiedere sacrifici ai cittadini e costantemente dimenticarsi dei propri doveri! Alla nostra gente, da anni si chiedono sacrifici, senza vedere alcun risultato: anche la pazienza ha un limite!. Al tempo delle vacche grasse eravamo esclusi dalla spartizione della torta, perché, dicevano, vi erano priorità più importanti: forse elettorali? Ora che le vacche son diventate magre, ci dicono che non ci sono risorse. Ancora una volta, come sempre è stato, ci rimette il solito Pantalone. Se vogliono fare della Valle del Lucido una riserva per lupi e cinghiali, abbiano il coraggio, i nostri amministratori, per puntualizzare, di dircelo chiaramente. Cercheremo noi stessi una soluzione, per togliere loro anche il disturbo di farci morire per asfissia».
Una bordata di grosso calibro, dunque, quella sparata da don Guido Ceci e che noi riportiamo, peraltro come «Vita Apuana», girandola ai diretti interessati, verosimilmente chiamati a rispondere.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
