Italia
Processo per maxi truffa, due condanne
Un anno a ex direttore di banca: condonato. 5 anni di cui 3 condonati a promoter finanziario. Annunciati appelli
CARRARA. Si è chiuso il processo di primo grado per una truffa da oltre due milioni di euro. Al termine di una lunga camera di consiglio, il giudice Cosimo Maria Ferri ha emesso ieri pomeriggio in tribunale la sentenza per il 68enne promoter finanziario Bernardo Gatti (difeso dall’avvocato Andrea Lazzari) e per Roberto Manfredi ex dirigente di banca (assistito dall’avvocato Alessandro Maneschi), che erano accusati di truffa e falsificazione di documenti in concorso. Entrambi hanno avuto condanne, ma la sentenza di Ferri è articolata. Soddisfatte le parti civili. I legali difensori di Gatti e Manfredi hanno annunciato appello.
Le richieste del pm e dei difensori. Per Gatti, il pm Bertoni aveva chiesto 3 anni e 8 mesi e il difensore l’assoluzione in base all’art. 530 comma 2 del codice di procedura penale, «perchè il fatto non costituisce reato»; per Manfredi il pm aveva chiesto 10 mesi, e la difesa l’assoluzione secondo l’art. 530 comma 1 «per non avere commesso il fatto».
La sentenza. Per quanto riguarda Manfredi, il giudice Ferri lo ha assolto, rispetto ai due capi di imputazione, «perché il fatto non costituisce reato», relativamente a una serie di episodi presi in esame, e solo per il caso di un cliente, lo ha ritenuto colpevole, riconoscendo le attenuanti generiche e lo ha condannato alla pena di un anno, subito condonata.
Per Gatti, Ferri ha dichiarato il non luogo a procedere per una serie di casi per cui i reati sono estinti per prescrizione, ma lo ha condannato per tre episodi, a 5 anni più 3.000 euro: condonati 3 anni e i tremila euro. Lo ha altresì condannato, per i tre casi, a provvisionali rispettivamente di 30mila, 50mila e 250mila euro. Di questi 250mila euro, devono rispondere in solido (rispetto a un solo episodio), per una cifra di 80mila euro, Manfredi e la Cassa di risparmio di San Miniato (responsabile civile).
Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro trenta giorni.
I due imputati - Gatti promotore finanziario poi sospeso dalla Consob, e Manfredi che era direttore di banca – erano accusati per una truffa da 2 milioni e 600mila euro. Un giro di soldi, per la compravendita di titoli bancari. Soldi che sono come spariti nel nulla. Una vicenda partita nel 2005 con una serie di denunce da parte di clienti che si sono costituiti parte civile (24 parti offese).
Il pm Vito Bertoni, ieri dopo alcune precisazioni ha confermato quelle che erano state le sue conclusioni: a carico del promotore Bernardo Gatti aveva chiesto una condanna a 3 anni e otto mesi, ritenendolo colpevole dei due capi di imputazione, sia truffa che falso, per tutte le posizioni contestate. A carico dell'ex direttore (prima del Banco di San Giorgo, poi della Cassa di risparmio di San Miniato) Roberto Manfredi, aveva chiesto la condanna a 10 mesi di reclusione, ritenendolo colpevole di truffa e falso, ma solo per un episodio.
Le accuse. Secondo l’impianto accusatorio parte delle operazioni effettuate per conto di clienti, sarebbero state solo sulla carta, mentre il loro patrimonio si volatilizzava nel corso degli anni. I due accusati, in concorso, di truffa (perché secondo l’accusa avrebbero fatto credere ai clienti che i loro soldi erano investiti) e di falso (attraverso documenti per dimostrare che tutto era in regola), hanno respinto gli addebiti.
Ieri mattina, Gatti ha chiesto e ottenuto dal giudice Ferri di poter fare dichiarazioni spontanee, ed ha ripercorso episodi di questa vicenda, riferendosi ad alcuni clienti, e sostenendo argomentazioni a propria discolpa.
Manfredi, interpellato da Ferri, non ha voluto fare dichiarazioni a sua volta.
Ha parlato quindi l’avvocato Lazzari, sostenendo che «è mancato l’accertamento principale per arrivare alla verità»: cioè una perizia sui documenti, pertanto secondo il difensore di Gatti non esisterebbe la prova che avvalori gli addebiti che sono stati mossi al suo assistito, e ciò incrinerebbe anche l’elemento accusatorio del concorso.
«Non possiamo dare la colpa finale a Gatti. Non c’è la prova certa dei fatti contestati». Per cui ha chiesto l’assoluzione, e in via subordinativa, le attenuanti generiche, quindi il minimo della pena.
L’appello. Dopo la sentenza pronunciata da Ferri, i due difensori hanno annunciato appello con l’obiettivo dell’assoluzione per i loro assistiti. «Sostengo l’innocenza del mio cliente e quella della prescrizione non una strada che coltivo», ha commentato l’avvocato Maneschi. Fuori dall’aula sia Gatti che Manfredi hanno manifestato il desiderio di «rinunciare alla prescrizione». «Io non ho fatto nulla» ha detto Manfredi.
La vicenda, si avvia comunque verso la prescrizione che dovrebbe cadere verso la metà del prossimo anno.
Per quanto riguarda le 24 parti offese, molti eventi precedenti al 2005 erano già prescritti nella prima udienza (il processo era in corso da circa due anni)per cui in sede penale erano rimaste “in piedi” solo poche parti civili. Ma, in base alla sentenza di ieri, tutte potranno procedere in sede civile per i risarcimenti.
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