Il Tirreno

Tagli alle prefetture: A Pisa per la patente? «Un rischio reale»

Tagli alle prefetture: A Pisa per la patente? «Un rischio reale»

Preoccupazioni di Cgil, Cisl e Uil per gli accorpamenti Meno servizi ai cittadini e dipendenti costretti a trasferirsi

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MASSA. Affollata assemblea ieri in Provincia sulle sorti della Prefettura e della questura. Sorti legate all’accorpamento della Provincia deciso dal governo nell’ambito della spending rewiew sulle amministrazioni pubbliche. Promossa da Cgil, Cisl e Uil della funzione pubblica l’iniziativa non ha in verità dato certezze. «Le organizzazioni sindacali sono all’oscuro di quel che concretamente avverrà. Di sicuro c’è che, nella prospettiva di creazione delle maxi provincie, una centralizzazione dei servizi che andrà a discapito dei cittadini», dice Anna Rita Scarola, segretaria provinciale delle funzioni centrali della Cgil (che insieme al coordinatore nazionale ministero dell’Interno della Cgil Fabrizio Spinetti; a Pierluigi Trivelli segretari della funzione pubblica Cisl e Carlo Spadoni segretario provinciale Uil funzione pubblica ha condotto l’assemblea). Le preoccupazioni dei dipendenti e dei cittadini, dunque non sono state fugate. Anzi. La prefettura svolge funzioni di coordinamento della protezione civile, i suoi uffici rilasciano le patenti di guida. Gli uffici della questura si occupano di permessi di soggiorno per gli stranieri, di rilascio dei passaporti e del porto d’arma. Ebbene, con i tagli alle porte, questi ( e altri) servizi potrebbero non essere più “erogati” nelle sedi attuali.

Dunque, per avere la patente i massesi (e i carrarini) dovranno andare a Pisa o a Livorno? «Possibile, probabile: il decreto prevede solo 18 strutture “presidiarie” che rimpiazzeranno questure e prefetture. Ma destinate a zone “di particolare vulnerabilità”. Quindi, quasi certamente non qui. Dunque la prospettiva di dover fare 50-70 chilometri per avere un servizio che oggi si trova in città è reale. Anche se non sappiamo nulla di preciso», dice ancora la Scarola.

Ma a migrare potrebbero essere non solo gli utenti, ma anche i dipendenti (55 i lavoratori della prefettura e 20 i dipendenti civili della questura. «Abbiamo grandi preoccupazioni anche su questo: lavoratori costretti a cambiare città a sottoporsi a quotidiane trasferte per svolgere la loro funzione. Con costi sociali, familiari, economici aggiuntivi tutti da calcolare», dicono ancora i sindacati. Per non parlare dei possibili esuberi «di cui nel governo si parla con sempre maggior insistenza». Insomma uno scenario tuto in negativo che Cgil, Cisl e Uil intendono contrastare. Come? Proclamando lo stato di “agitazione” del personale e chiedendo alle istituzioni locali (i Comuni in primis) di fare sentire la loro voce e dire no a questi “tagli lineari” che sono in realtà «riduzione di servizi a favore dei cittadini».(c.f.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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